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OPERAZIONE HALYCON

Il blitz tra Licata e Palermo: turismo e demolizioni i grandi affari della mafia

Gli interessi della mafia sul turismo e sulle demolizioni. La cosca di Licata, come emerge dalle carte dell'inchiesta «Halycon» che mercoledì ha portato al fermo di 7 persone, avrebbe messo le mani sulla costruzione di un villaggio per vacanze tra Licata e Gela.

Tra le vittime delle estorsioni ricostruite nell'operazione «Halycon» c’è la società «Alberghiera Mediterranea S.r.l (con sede a Messina ed il cui amministratore unico è Pietro Franza) impegnata nella realizzazione del complesso turistico alberghiero a Licata, in località Canticaglione.

Il promotore dell'affare sarebbe Giovanni Lauria, referente mafioso di Licata, ossia del luogo dove si sarebbero dovuti svolgere i lavori per la costruzione del complesso turistico alberghiero. Lauria, come ha raccontato sul Giornale di Sicilia Paolo Picone, si era rivolto a due esponenti di Cosa nostra calatina affinché, per questioni di «competenza territoriale», si facessero carico di contattare il rappresentante della società aggiudicataria dei lavori, nella errata convinzione che avesse sede ad Aci Catena. Gli esponenti mafiosi calatini, nonostante il trasferimento della sede legale della società a Messina, si interessarono comunque di cercare un contatto diretto con i vertici della società.

Non solo turismo, la mafia licatese aveva messo le mani anche sulle demolizioni degli immobili abusivi. In particolare, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, alla cosca avrebbe fatto gola l'appalto da 500 mila euro che il Comune di Licata aveva bandito nell'ottobre del 2015 (quando era sindaco Angelo Cambiano, sfiduciato dal Consiglio comunale nel 2017), poi aggiudicato alla ditta del geometra Salvatore Patriarca di Comiso. L’affare avrebbe mosso l’interesse del clan licatese, in collaborazione con la mafia calatina, ancor prima della stessa aggiudicazione dell'appalto.

Agli indagati, compresi Raimondo Semprevivo (uno dei fermati, che partecipava alle riunioni dei sodali in rappresentanza del suocero, l'altro capomafia licatese Angelo Occhipinti detto Piscimoddru, arrestati entrambi nel blitz antimafia «Assedio» lo scorso mese), il figlio di Giovanni Lauria, Vito, ed il cugino Angelo, è contestato il tentativo di infiltrazione dei lavori finalizzati alla demolizione di immobili abusivi nel Comune di Licata, appaltati all'impresa Patriarca.

E una conferma sarebbe arrivata dal titolare della ditta, che è di Comiso, il quale ha ammeso di essere stato avvicinato da alcuni soggetti che non conosceva per l'appalto delle demolizioni a Licata, sebbene abbia detto che si è trattato solo di interlocuzioni commerciali.

Nel maggio del 2016, però, quando partirono le demolizioni, Patriarca ricevette una lettera di minacce e così in un primo tempo decise di rinunciare all'appalto. Solo dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla protezione dall'allora prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, l'imprenditore ragusano concluse l’opera.

Il 2 giugno del 2016 fu intercettato il contenuto di una riunione tra Cosimo Davide Ferlito (mafioso catanese legato a Salvatore Seminara) e Giovanni Lauria che per l'occasione era accompagnato dal figlio Vito e da Giovanni Mugnos.

«La natura di vero e proprio summit mafioso si ricostruiva grazie alla captazione dei dialoghi intercorsi all'interno della Mercedes di Ferlito - si legge nelle carte dell'inchiesta - che consentivano di accertare, in particolare, come scopo delle riunioni i lavori aggiudicati dall'impresa individuale “Patriarca geometra Salvatore”, avendo peraltro le attività tecniche svolte il precedente 23 dicembre 2015 consentito di documentare che lo stesso Ferlito aveva “avvicinato” l'imprenditore di Comiso (“se riesco ad acchiappare questa impresa… ci scippu u bigliettino… ci dico… se c'è cosa… là… che ci siamo noialtri… a Licata… questa del Comiso è una impresa… si chiama Patriarca … si chiama … geometra Salvatore Patriarca, e ha vinto un lavoro a Licata … è il lavoro … sai tutte quelle case abusive … che le devono sdirrubare con le ruspe! … ddocu è filietto… ddocu avemu, noialtri, carta bianca… a noialtri ci interessa che si dirotta verso noialtri … se lui è duro … ora … noialtri, dopo queste feste … ci scendiamo tutti e due un'altra volta! … hai capito?”)».

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