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BRACCIO DI FERRO

Mille migranti soccorsi dalle Ong in mare da giorni, Meloni: «Sono navi pirata»

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Medici senza frontiere racconta di «una famiglia del Togo con una bimba di 11 mesi nata con il labbro leporino e che oggi ha difficoltà nella deglutizione. I suoi genitori hanno lavorato in Libia per mettere i soldi da parte per curare la loro figlia, cercando contemporaneamente di ottenere un visto per l’Europa che è stato sempre stato negato»
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La nave Geo Barents di Medici senza frontiere

Risale ormai a 8 giorni fa la direttiva del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che intimava alle navi umanitarie di tenersi alla larga dalla acque italiane. Allora erano 2, la Humanity 1 e la Ocean Viking. Si è aggiunta successivamente la Geo Barents ed ora sono 985, complessivamente, i migranti soccorsi in mare in stand by sulle tre imbarcazioni che incrociano a poche miglia dalle coste siciliane.

«A bordo ci sono tanti bambini e c'è chi ha bisogno di cure immediate», premono le Ong che hanno indirizzato molteplici richieste di un porto ad Italia e Malta, tutte andate a vuoto. La premier Giorgia Meloni parla apertamente di «navi pirata».

«Se fai la spola tra le coste africane e l’Italia per traghettare migranti - accusa - violi apertamente il diritto del mare e la legislazione internazionale. Se poi una nave Ong batte bandiera, poniamo, tedesca, i casi sono due: o la Germania la riconosce e se ne fa carico o quella diventa una nave pirata». E Piantedosi - è il Viminale che deve assegnare il porto - ribadisce il suo niet: «Non possiamo farci carico dei migranti raccolti in mare da navi straniere che operano sistematicamente senza alcun preventivo coordinamento delle autorità», ha ribadito intervistato dal Corriere.

Su quest’ultimo punto, Medici senza frontiere, che gestisce la Geo Barents (bandiera norvegese, 572 persone recuperate), puntualizza che il team di bordo «ha tempestivamente contattato e informato sia le autorità marittime maltesi, responsabili della zona Sar in cui si sono svolte le attività di salvataggio, che le autorità italiane, ma il centro di coordinamento dei soccorsi maltese non ha inviato alcuna istruzione o comunicazione». Sulla nave ci sono oltre 60 minori, tre donne incinte e casi che richiedono un intervento immediato, come quello, spiega Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di Msf, di «una famiglia del Togo con una bimba di 11 mesi nata con il labbro leporino e che oggi ha difficoltà nella deglutizione. I suoi genitori hanno lavorato in Libia per mettere i soldi da parte per curare la loro figlia, cercando contemporaneamente di ottenere un visto per l’Europa che è stato sempre stato negato».

Sulla Humanity 1 (bandiera tedesca) i naufraghi raccolti sono 179. Anche in questo caso la situazione a bordo si va facendo via via più difficile: ci sono oltre cento minori, il più piccolo di soli sette mesi, che stanno «soffrendo di stress psicologico. Hanno bisogno di un porto ora», dicono dalla nave. La Ocean Viking (bandiera norvegese) ospita invece 234 migranti. Sos Mediterranee, la ong francese che la gestisce, chiede da tempo un porto, considerando che tra i salvati c'è chi è in mare da ben 12 giorni. «È un obbligo per gli Stati fornire il “place of safety” alle navi che sono state impegnate in operazioni di ricerca e soccorso e che trasportano a bordo i sopravvissuti», ricorda Nicola Stalla, coordinatore del team.

Continuano senza sosta, intanto, gli sbarchi, anche senza l'aiuto della navi ong. Nell’hotspot di Lampedusa - che ha una capienza di 350 posti - si ritrovano in mille. E sempre sul fronte della cronaca, si registra il fermo, disposto dalla procura di Agrigento, di due senegalesi di 24 e 33 anni, ritenuti responsabili in concorso dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di morte come conseguenza di altro reato. Si tratta dei due presunti scafisti che erano alla guida del barchino sul quale, al largo di Lampedusa, lo scorso 21 ottobre, scoppiò l’incendio che provocò la morte di una bambina di 2 anni e un bimbo di poco meno di un anno. Nel 2022 gli arrivi via mare hanno toccato quota 86mila, il 63% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tunisini (16.752), egiziani (16.423) e bengalesi (12.007) le nazionalità più rappresentate. Oggi, infine, scade il termine entro cui il Governo poteva bloccare il rinnovo automatico per altri tre anni del Memorandum d’intesa Italia-Libia. Una quarantina di associazioni erano scese in piazza la scorsa settimana per chiedere lo stop ad un accordo che, è l’accusa, «stabilisce un’esternalizzazione radicale delle frontiere, installando un regime di morte ai confini e nei campi di concentramento libici».

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