Festival Arcosoli, sette concerti jazz alla Valle dei Templi di Agrigento

Sette concerti in tre serate ad alto contenuto jazzistico. Alla Valle dei Templi di Agrigento ritorna per l’ottava edizione, il festival Arcosoli Jazz, promosso dal Parco, in collaborazione con l’associazione I Formidabili. Sotto il Tempio di Giunone, da domani sera a domenica, un piccolo ma intenso cartellone che schiera sei gruppi e un recital solistico, fortemente voluto dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta.

Si inizia domani sera alle 21 con il quartetto capitanato dal chitarrista e compositore Fabrizio Brusca che presenterà in anteprima il suo primo CD da solista: suoi pezzi scritti tra il 2004 e il 2018, ispirati alla tradizione jazzistica americana. Nel CD anche “Sco Field”, walking ballad, firmata da Milton Nascimento e dedicata al famoso chitarrista jazz americano Clube Da Esquina. A ruota, la stessa sera, ecco il quartetto capitanato dal pianista Francesco Patti e dal chitarrista Marco Grillo con un programma Jazz Moods che pesca dalle differenti esperienze dei due musicisti.

Sabato sera, tre diverse session: apre alle 19 il trombettista e flicornista messinese Carmelo Salemi con un progetto che tenta di rileggere la letteratura musicale di un grande genio come Chet Baker. Secondo recital della serata, quello del bassista, arrangiatore e compositore siciliano, Giuseppe Campisi, che propone un suo progetto, A Traveler Point of View, nato ad Amsterdam dall’incontro con alcuni tra i musicisti più interessanti della nuova generazione del jazz europeo, provenienti da Spagna, Portogallo, Danimarca e Corea del Sud. Tra improvvisazioni e nuovi linguaggi, la band mette sul piatto un approccio originale e per nulla scontato, abbracciando anche generi diversi tra loro come rock e classica. Chiuderà questa seconda serata di Arcosoli JAZZ, un quartetto che mette insieme alcuni tra i più interessanti musicisti di ultima generazione: UNITY 4 vanta un repertorio che si srotola dagli standard alle composizioni originali, ispirandosi all’hard bop anni ‘60 e attingendo dal repertorio di Kenny Dohram e Joe Henderson. Sul palco, Alessandro Presti, Orazio Maugeri, Giulio Campagnolo ed Enzo Carpentieri. Domenica, l’ultima serata: alle 21 si inizia con il trio del batterista Francesco Cusa, che denuncia la sua voglia di avviare composizioni istantanee, minimali, veloci come schegge, insomma un modo di mettersi alla prova. Chiuderà il festival, alle 22, Paolo Angeli, solitario chitarrista sardo che è anche polistrumentista: diciotto corde, martelletti, eliche, molle, output separati per ogni corda, oggetti rubati dal quotidiano, ogni chitarra di Angeli è un’intera orchestra, una scoperta e ogni sua performance è vissuta attraverso la pratica dell’improvvisazione libera.

Un sito archeologico che vanta un teatro importante: Eraclea Minoa si sta preparando ad una nuova vita che prevede un concorso internazionale di idee per il progetto di rifacimento delle coperture ormai inadeguate. Nel frattempo il sito vive: domani sera alle 22 la compagnia popolare “Aromi di Sicilia” metterà in scena “La Veru Storia di la Barunissa di Carini”, spettacolo liberamente tratto dal famoso musical di Tony Cucchiara che recuperò la vicenda di Donna Laura Lanza, baronessa di Carini, uccisa dal padre perché trovata con l’amante Ludovico Vernagallo. I cantastorie popolari hanno tramandato la vicenda, da cui fu tratto anche un popolare sceneggiato.

La compagnia degli Aromi di Sicilia proporrà dal vivo le musiche di Cucchiara con nuovi arrangiamenti ed adattamenti. Lo spettacolo fa parte del cartellone “Un’ estate mitica” di CoopCulture che cura i servizi aggiuntivi della Valle dei Templi e del sito di Eraclea Minoa.

Ma è anche possibile entrare nella Valle dei Templi al tramonto e fare il percorso inverso, ovvero immergersi pian piano nella notte che avanza. Ogni giorno fino al 15 settembre (in italiano e in inglese) si potrà seguire la guida. Per scoprire che i templi non dormono mai, anzi saranno animati da satiri, menadi, eroi, eroine e cortei di divinità che sembreranno quasi sbucare dalla penombra delle rovine archeologiche.

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