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MIGRANTI

Lampedusa, sesto cadavere. Il superstite: «Ancora li vedo mentre annaspano in acqua»

Agrigento, Cronaca
Tragedia del mare

Il cadavere di un immigrato è stato ripescato, a diverse miglia di distanza dalla costa di Lampedusa, da una motovedetta della Capitaneria di porto che si sta dirigendo verso il molo Favarolo del porto. E’ il sesto corpo recuperato negli ultimi tre giorni davanti alle coste dell’isola.

Intanto, quattro cadaveri, quelli di due uomini e altrettante donne recuperati al largo di Lampedusa giorno 24, verranno trasferiti stasera con il traghetto Novelli. La motonave, su disposizione della Prefettura di Agrigento, imbarcherà da Cala Pisana anche 500 migranti ospiti dell’hotspot di Lampedusa. Le salme, dopo che giungeranno a Porto Empedocle, dovrebbero essere trasferite ai cimiteri di Palma di Montechiaro e Favara per la tumulazione.

Il procuratre di Agrigento

«L’incontro è servito per mettere a punto le indagini e le procedure, in modo da non sovrapporci e arrivare il più velocemente possibile all’obiettivo di catturare, quando è possibile, i trafficanti, gli scafisti o individuare eventuali altre responsabilità. L’incontro è stato proficuo visto la partecipazione della squadra mobile di Agrigento, del persone della Guardia di finanza e della Guardia costiera». Lo ha detto il procuratore capo, facente funzioni, Salvatore Vella al termine del vertice svolto nella sala conferenza dell’aeroporto di Lampedusa. «Quello che chiediamo per contrastare queste attività è la presenza di maggiori interpreti a disposizione delle forze di polizia su questa isola che continua ad essere un territorio di frontiera - ha aggiunto Vella - . Gli interpreti servono per ricostruire fatti di reato e catturare presunti colpevoli, altrimenti siamo ciechi e sordi. Attualmente sono proprio gli interpreti quello che ci manca di più».

Il superstite

«Continuo a vederli mentre annaspano in acqua, tento di aiutarli, provo ad afferrarli prima di vederli scomparire tra le onde. Ma è tutto inutile...». A raccontare la terribile esperienza del naufragio vissuta tre giorni fa al largo delle coste di Lampedusa è un ragazzo di 22 anni, originario della Costa d’Avorio. Era su un barchino partito dalle coste tunisine con 26 migranti, solo in 22 sono riusciti a raggiungere Lampedusa; gli altri quattro, tre uomini e una donna, sono affogati davanti ai suoi occhi. Una scena che adesso lo perseguita. Il giovane ivoriano, ancora sotto choc, è uno degli ospiti dell’hotspot dell’isola. A garantirgli supporto psicologico, fra i padiglioni della struttura, il team di Medici senza frontiere, composto dal referente medico Marina Castellano, dalla psicologa Carmen Ventura e dalla mediatrice culturale Fella Boudjemai che è di origini algerine. «Le storie sono tantissime, tutte drammatiche - spiega Marina Castellano, mentre è in partenza da Lampedusa per tornare a Roccella Jonica, altro fronte dell’immigrazione -. Sia il giovane della Costa d’Avorio che un altro ragazzo che era sul barcone che ha preso fuoco e dove sono morti ustionati due bambini di 10 mesi e un anno, ci hanno detto che non riescono a cancellare dalla loro mente quelle scene terribili. Una circostanza comune a tutti i superstiti di un naufragio: continuano a vedere annegare coloro che, fino a pochi momenti prima, erano seduti accanto a loro. E sono amici, parenti, figli, come è successo in questi ultimi giorni. Non possiamo più permettere che accadano queste tragedie».

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