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L'INDAGINE

Soldi estorti ai dipendenti e riciclati: ecco il motivo del sequestro di beni all'imprenditrice di Favara

Giusy Barba è accusata di appropriazione indebita e auto riciclaggio, l'inchiesta si intreccia con il caso dell'omicidio dell'ex marito Salvatore Lupo, per il quale è stato arrestato il padre dell'imprenditrice
Agrigento, Cronaca
Il procuratore facente funzioni di Agrigento, Salvatore Vella

I soldi delle estorsioni ai dipendenti, ai quali sarebbe stato imposto per anni il «cavallo di ritorno» sugli stipendi, sono stati riciclati e fatti sparire, finendo nelle casse degli amministratori della Suami, una onlus che si occupava di assistenza a disabili e anziani. In conferenza stampa sono stati resi noti i dettagli dell'operazione annunciata stamattina. La Dia di Agrigento, su disposizione del procuratore facente funzioni di Agrigento, Salvatore Vella, e del sostituto Gloria Andreoli, ha eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente in danno al patrimonio dell'imprenditrice favarese Giusy Barba, 40 anni, indagata per i reati di appropriazione indebita e auto riciclaggio.

Le operazioni sarebbero state compiute insieme all’ex marito, Salvatore Lupo, e all’ex suocera, Rosa Sferrazza, entrambi deceduti. La donna è morta per cause naturali, mentre Lupo è stato ucciso il giorno di Ferragosto del 2021, freddato a colpi di pistola in un bar: per l’omicidio, che si incrocia con l’indagine che ha portato al sequestro, è stato arrestato Giuseppe Barba, padre di Giusy.

Ad illustrare l’inchiesta è stato, nel corso della conferenza stampa in procura, Salvatore Vella, assieme al pm Gloria Andreoli e al capo sezione della Dia Roberto Cilona. «Le indagini sull’omicidio svolte dai carabinieri, che sono stati coordinati dal maggiore Marco La Rovere della compagnia di Agrigento - ha spiegato il procuratore Vella -, hanno dato conferma all’ipotesi investigativa secondo cui i beni della Suami erano stati fatti sparire in modo illecito attraverso operazioni di riciclaggio. Ad ammetterlo, con una nota nella quale si spiegava che la vendita di un immobile era stata solo simulata, sono stati gli stessi legali di Giusy Barba, che l’hanno messo per iscritto nell’ambito di un contenzioso civilistico fra gli ex coniugi che ha portato a contrasti economici così forti da sfociare nell’omicidio di Salvatore Lupo. L’indagine conferma e rafforza il movente del delitto».

I sigilli sono stati apposti a 10 immobili e 2 conti correnti bancari. «Per appropriarsi dei beni - ha aggiunto Vella - Giusy Barba finge di cedere il lussuoso palazzo Cafisi, a Favara, alla stessa Suami. Viene simulato un preliminare di vendita con una caparra di 700 mila euro che verrà incassata dall’indagata perché la vendita non sarà mai perfezionata».

«Se fossero arrivate le denunce dei dipendenti vessati sarebbe stato più semplice arginare e prevenire una serie di condotte criminali. Purtroppo le difficoltà ataviche nel fare impresa e le difficoltà economiche in generale di questa provincia rendono assai complicato che tutto ciò avvenga» - ha detto il capo della Dia Roberto Cilona - . È stato molto difficile ricostruire i capitali della società e degli indagati, da questi capitali si stava era sviluppata un’economia illecita».

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