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"Abusi sulla moglie", chiesta la condanna di un favarese

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Calci, pugni, insulti, minacce di morte e persino colpi di pistola sparati in aria per scoprire chi fosse il suo fantomatico amante che neppure esisteva: in una circostanza, l'avrebbe selvaggiamente picchiata, mandandola in ospedale dove le furono refertati traumi per otto giorni di prognosi.

Ma fu anche l'episodio che, sostiene l'accusa, la convinse a interrompere la relazione coniugale e trovare rifugio in una comunità protetta. In precedenza, invece, l'avrebbe anche costretta a subire un rapporto sessuale completo. Ieri mattina, il pubblico ministero Gianluca Caputo ha chiesto il conto all'imputato, un sessantottenne di Favara (di cui si omettono le generalità per tutelare la moglie, vittima di reati sessuali).

Sei anni di reclusione è la condanna chiesta dal magistrato della Procura per le imputazioni di maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni personali aggravate. La pena proposta è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato.

Dopo la requisitoria, il giudice dell'udienza preliminare Francesco Provenzano ha rinviato l'udienza al 4 luglio per l'arringa della parte civile, affidata all'avvocato Maria Alba Nicotra, che difende la moglie, presunta vittima di quasi un decennio di abusi e sopraffazioni, e del difensore dell'imputato, l'avvocato Domenico Russello. Poi potrebbe essere emessa la sentenza. Lunga e straziante la lista dei presunti maltrattamenti che avrebbe subito, per otto anni, a partire dal 2010.

"Le vessazioni di natura fisica e psicologica - ha sottolineato il pm Caputo - sono tali da averla fatta ammalare di depressione, fu costretta a fuggire dalla sua abitazione e rifugiarsi in una comunità protetta perché temeva per la propria incolumità". La donna, "abitualmente e con frequenza crescente", sarebbe stata picchiata con pugni, calci e schiaffi. Sarebbe stata insultata e minacciata di morte perché accusata, in maniera infondata e pretestuosa, di intrattenere una relazione extraconiugale.

Il 14 gennaio dell'anno scorso, l'episodio più grave: dopo l'ennesimo litigio, per ragioni di gelosia, il sessantottenne impugna la pistola e spara - sostiene l'accusa - tre colpi in aria per intimidirla. Poi la colpisce con una sedia, la getta a terra torcendole il braccio e le pesta con un piede la schiena per costringerla a rivelare l'identità del suo amante con la minaccia che non l'avrebbe liberata se non avesse parlato.

La donna, sempre secondo la ricostruzione dei fatti del pm, sarebbe stata costretta a fare una confessione falsa pur di essere lasciata libera. Poi il marito l'avrebbe minacciata di buttarla nel forno e, infine, nuovamente percossa con calci e pugni.

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