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Maxi sequestro di droga a Ribera, condannati due giovani

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AGRIGENTO. Due anni e 8 mesi di reclusione e 20 mila euro di multa per Simone Capizzi, di 23 anni, e 2 anni e 2 mesi e 16 mila euro per Giuseppe Costa, di 22. Sono state accolte in pieno, ieri, le richieste del pubblico ministero, Michele Marrone, nel processo, celebrato con il rito abbreviato, a carico dei due giovani riberesi accusati di avere coltivato, trasportato ed illecitamente detenuto, ai fini dispaccio, poco meno di 40 chilogrammi di marjuana. Da quello stupefacente si sarebbero potute confezionare oltre quattromila dosi.

La sentenza è stata emessa nella tarda mattinata di ieri dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Roberta Nodari. La droga è stata rinvenuta all' interno di un'auto e sequestrata dai carabinieri della compagnia di Sciacca, guidati dal capitano Salvatore Marchese. Nella vicenda è coinvolto anche un altro giovane riberese, Edoardo Bordonaro, di 24 anni, che viene giudicato con il rito ordinario.

Nel processo a Bordonaro sono stati acquisiti tutti gli atti del fascicolo del pubblico ministero con rinuncia ai testi. A giugno del 2013 i carabinieri hanno rinvenuto su una Fiat Punto varie piante di cannabis indica, 40 sacchi in cellophane termosaldati del peso complessivo di circa 12 chili, contenenti foglie già essiccate ed in parte tritate di cannabis indica. Il primo elemento subito evidenziato dalle indagini riguardava l' auto che sarebbe stata nella disponibilità di Simone Capizzi, ma della quale poco dopo è stato denunciato il furto. Militari della tenenza di Ribera, però, avrebbero notato i tre giovani su quella vettura. E sull'auto avrebbero trovato anche un cellulare appartenente a Costa oltre a una sega e a una motosega. In ultimo, la presenza dei tre sarebbe stata rilevata, prima dei fatti, in un supermercato.

Quel 18 giugno 2013 i carabinieri hanno intercettato l' auto in via Circonvallazione e si sono lanciati all' inseguimento. La vettura si è diretta in contrada Gulfa ed è lì che è stata abbandonata. Dai primi accertamenti è emerso che le piante sarebbero state estirpate e sistemate nei sacchi appena qualche ora prima del sequestro. Simone Capizzi era difeso dall'avvocato Giovanni Di Caro e Giuseppe Costa dall'avvocato Serafino Mazzotta. L' attività dei carabinieri nella prima fase delle indagini mirava oltre che a risalire ai presunti autori dei fatti anche ad individuare la piantagione, probabilmente nelle campagne riberesi.

Questo segmento delle indagini, però, non ha avuto una conclusione positiva. I carabinieri della compagnia di Sciacca negli anni passati hanno individuato e sequestrato piantagioni nella zona, da Ribera fino a Lucca Sicula. L' attività seguita al sequestro del giugno 2013 e tutta l' indagine che è sfociata nel processo conclusosi con questa sentenza di prima grado è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Sciacca e in particolare dal sostituto procuratore Michele Marrone.

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