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"Imu alle stelle, hotel in ginocchio": la protesta degli albergatori

Porte chiuse e luci spente, all’ingresso un cartello con su scritto “chiusi per tasse”
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Porte chiuse e luci spente negli alberghi di Agrigento. Hall vuote e alberi di Natale al buio. All'ingresso un cartello con su scritto "chiusi per tasse". Un'azione congiunta voluta dagli albergatori di "Federalberghi". A dare il colpo di grazia l'ultimo aumento dell' Imu portato dal Comune alla tariffa massima . Basti pensare che per questa imposta, alcune strutture arriveranno a pagare anche più di 100 mila euro. Senza considerare acqua e spazzatura.

Il continuo calo delle presenze, la mortificante chiusura dei bilanci, unita a una sempre più pressante e vessatoria imposizione fiscale, e non per ultima quella portata avanti dall'amministrazione comunale, hanno indotto gli imprenditori a reputare paradossalmente più produttiva la chiusura stagionale dei propri alberghi unitamente ai tagli del personale. Chi resiste lo fa perché ha sopperito con la conduzione familiare; c'è chi si sacrifica a fare le notti e chi ha deciso perfino di indossare la divisa da cuoco.

«Facciamo del nostro meglio - dice Claudia Scifo dell'Hotel Dioscuri - oggi splende il sole e questo dovrebbe essere un ulteriore motivo di attrazione per i turisti, ma invece le tasse che siamo costretti a pagare si ripercuotono sui servizi offerti e con questo andazzo rischiamo di tornare ad una gestione stagionale». Dello stesso avviso è il proprietario dell'Hotel del Viale, nonché presidente di Federalberghi Agrigento. Anche qui la porta della struttura ricettiva è serrata con un cartello attaccato con il nastro adesivo. «Bisogna capire - dice Francesco Picarella - che a queste condizioni non conviene più a nessuno fare albergo. Abbiamo ridotto le tariffe al minimo, con 60 euro offriamo una matrimoniale. Tolta l'Iva e altri costi fissi, praticamente non rimane niente per le casse con conseguenze sui tagli nella manutenzione».

Dal centro di Agrigento a San Leone, incontriamo uno dei più agguerriti e temerari operatori turistici. Fabrizio La Gaipa ha dovuto far ricorso a tutti i suoi espedienti per sopravvivere. «Faccio le notti e di giorno rispondo al telefono - spiega l'operatore del settore - continuano a mungere l'unica vacca rimasta in vita, ma così facendo le conseguenze saranno per tutti. Se non possiamo assumere personale e fare nuovi investimenti - aggiunge La Gaipa - ne risentirà l'indotto e nessun'altro sarà in grado di pagare tasse».

Hanno aderito alla protesta anche Grand Hotel Mosè, Villa Romana e Antica Perla. Gli albergatori quindi, mai come adesso, vittime del sistema tributario. Da signori dell'imprenditoria si trasformano in "facchini", camerieri e in alcuni casi anche in manutentori. Una crisi senza precedenti. «Quella odierna - spiegano in coro unanime - è una protesta simbolica, ma il rischio di chiusura è concreto».

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