Una scuola agrigentina in Tanzania: donati anche banchi e sedie - Foto

Ormai manca poco all'inaugurazione della nuova scuola materna che la Comunità Cristiani nel Mondo ha costruito grazie alle donazioni di tanti agrigentini a Ihimbo, nel distretto di Kilolo, in Tanzania. Ieri sono arrivati gli arredamenti scolastici donati dall’associazione onlus “A Cuore Aperto” presieduta dal cardiochirurgo Giovanni Ruvolo.

La scuola ospiterà complessivamente ottanta alunni, quaranta maschietti e quaranta femminucce. La Comunità Cristiani nel Mondo, che ha base a Favara e sede anche a Roma, sta estendendo così le iniziative missionarie nella zona di Ihimbo, mentre proseguono senza sosta le attività portate avanti da tempo nel vicino villaggio di Ipogolo, vicino ad Iringa.

In questi giorni, don Saverio Pititteri, guida spirituale della Comunità Cristiani nel Mondo, è di nuovo in Tanzania per seguire da vicino il completamento dei lavori. “E’ un progetto di evangelizzazione e di istruzione – ha spiegato il parroco – che abbiamo potuto realizzare grazie a una generosa donazione che monsignor Calogero Lupo, ex parroco agrigentino di San Vito, ci ha fatto pervenire dopo la sua morte tramite la sorella. Abbiamo così avuto la possibilità di iniziare i lavori che sono proseguiti anche grazie al contributo di tante altre persone dell’Agrigentino che hanno saputo mettere un piccolo mattone affinché diventasse la scuola di tutti, un progetto che abbraccia la nostra terra di Agrigento con la diocesi di Iringa”.

“In Tanzania da quindici anni siamo impegnati in diverse iniziative di volontariato per l’assistenza sanitaria e la formazione in collaborazione con la Comunità Cristiani nel Mondo”, spiega il professor Giovanni Ruvolo. “Siamo davvero contenti – aggiunge - di poter contribuire alla nascita della nuova scuola materna ad Ihimbo. Grazie al contributo di donatori dell’associazione abbiamo acquistato banchi, sedie, arredamenti per la case delle suore e della mensa, un’iniziativa che permetterà a ottanta bambini di avere una nuova scuola nel villaggio in cui vivono, solo attraverso la cultura, la formazione, la salute e il lavoro potranno avere un futuro da uomini liberi”.

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