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Tornò da Pisa a Burgio a piedi dopo la guerra, cento candeline per nonno Gioacchino Maniscalco

Gli oltre 40 giorni di cammino dalla Toscana dopo il bombardamento della sua caserma, poi il ritorno alla sua amata campagna. A festeggiarlo anche le Poste, di cui è un assiduo frequentatore. Il direttore: omaggio alla sua storia lunga un secolo

«Ma lo sai che il 2 aprile compio 100 anni?» dice il signor Gioacchino Maniscalco a chiunque lo incontri per le strade di Burgio e gli chieda come sta. E tra i burgitani, infatti, i festeggiamenti per l’importante traguardo del loro concittadino sono molto attesi. Tra i primi a celebrare il signor Gioacchino ci sono i dipendenti dell’ufficio postale della sede di via Leone, da lui spesso frequentata. Ad attenderlo stamattina all’ingresso il direttore Paolo Colletti e tutto il personale, che ha voluto dedicargli una torta speciale, tra ricordi di una vita lunga un secolo e tanto affetto.

Testimone di una delle più travagliate pagine di storia del Paese, il signor Gioacchino, insieme ai tre fratelli e alla sorella, è stato legato alla campagna sin dall’infanzia, tra pascoli e aratro.
A farne il ritratto, il figlio Antonino, che racconta di un papà forte, dedito sin da giovanissimo alla vita dei campi e orgoglioso di aver avuto la possibilità di conseguire la licenza elementare, allora quasi un privilegio.
È a 19 anni, nel 1943, che la vita di Gioacchino e della sua famiglia cambia radicalmente, quando parte militare e prende servizio insieme a quattro compaesani nella caserma di Pisa, sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Durante una mattina in cui si trovavano tutti e cinque per le strade della città, sentirono un enorme boato e, tornati indietro di corsa, si accorsero che la caserma non esisteva più. La base militare era stata bombardata e loro erano sfuggiti per puro miracolo alla tragedia.

Gioacchino decise di tornare verso casa e cominciò allora la lunga traversata del Paese, che durò oltre 40 giorni, la maggior parte dei quali percorsi a piedi seguendo le linee ferrate semidistrutte.
Una lunga sequela di momenti difficili, fatica e grandi prove di generosità da parte di cittadini comuni incontrati lungo il percorso. Rimangono molti ricordi ancora nitidi nella memoria del signor Gioacchino, dalla lunga fila di persone accalcate dinnanzi a una tavola di legno per oltrepassare un fiume nei pressi di Cassino, alle patate come unico pasto del giorno, fino ai sigari barattati in Calabria per il pane fresco e ancora il camion di arance diretto a Ribera che lo riportò nell’Agrigentino.

I pianti e gli abbracci di sua madre che lo vide tornare sano e salvo in paese resteranno nel cuore e nei racconti di tutta la famiglia.
La sua vita ricominciò quando i venti di guerra smisero di soffiare e avviò l’attività di famiglia: la campagna della sua infanzia infatti gli era rimasta nel cuore e con sacrifici e pazienza ne ha fatto la sua attività principale, anche grazie all’aiuto del figlio Antonino. Oggi, anche dopo la centesima candelina, non passa giorno che il signor Gioacchino non chieda al figlio «Che hai fatto oggi?», volendo anche vedere personalmente i campi e le piante.
Oggi, circondato dall’affetto della comunità burgitana, dai due figli, dai nipoti e da quattro pronipoti con l’ultimo nato proprio a gennaio scorso, il bisnonno Gioacchino ha dinnanzi a sé quattro generazioni e un intero secolo di storia famigliare.
Una storia che ha attraversato anche le vite di molti burgitani, come sottolinea il direttore dell’ufficio postale Paolo Colletti, che ama anche ricordare i momenti della propria adolescenza quando capitava che il signor Gioacchino lo accompagnasse a scuola.
«Il senso di comunità - dichiara il direttore - e la vicinanza ai cittadini, soprattutto in un piccolo centro come il nostro, passa anche da questi legami speciali, fondati sulla gentilezza e sull’atmosfera familiare che riusciamo a creare».

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