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NELL'AGRIGENTINO

Ormai anziano e cieco da un occhio ma va al cimitero dal suo padrone

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In molti si prendono cura di lui soprattutto in inverno. Nonostante non sia più giovane e in buona salute, spesso fa visita al suo migliore amico deceduto. Il sindaco: «Ha toccato le nostre coscienze»

SANTO STEFANO QUISQUINA. Continua a visitare la lapide del padrone da anni e vaga per la cittadina. Sembra quasi la storia di un film, ma è la realtà. Siamo a Santo Stefano Quisquina e questa è la vicenda di un uomo e di un cane, che spesso si reca sulla tomba del suo padrone morto al cimitero. Un’ amicizia durata anni e spezzata dalla morte. È come catapultarsi nel film «Hachiko». Il nostro «Hachiko», ribattezzato dagli abitanti del luogo, Fortunato, ha seguito il padrone sino al cimitero comunale, vegliando su di lui. È tornato ogni giorno sulla sua lapide, soffermandosi sulla soglia del cancello in attesa che il padrone tornasse. Commossi gli abitanti del luogo, che hanno adottato la bestiola come se fosse loro: «La storia di Fortunato ha toccato le coscienze degli stefanesi», racconta Francesco Cacciatore, sindaco di Santo Stefano Quisquina. «Si dice che il suo padrone si chiamasse Oliveri. Non c’è famiglia che non lo accudisca, coccoli e gli dia pasti caldi nel periodo invernale».

In paese, la bestiola viene anche chiamata, affettuosamente, Marylin Manson, per via del suo occhio. Infatti, nonostante Fortunato abbia perso, parzialmente, la vista, non si arrende e spera, ancora un giorno, di potersi ricongiungere con il suo migliore amico. Il nome «Fortunato» nasce da una discussione avvenuta al bar: tutti i cittadini accudiscono il loro amico a 4 zampe. È proprio fortunato. «Il comune di Santo Stefano Quisquina lotta, costantemente, contro il randagismo». Il neo «Hachiko» è anziano e non ha più la dinamicità di un tempo, ma ciò non gli impedisce di rendere omaggio al suo padrone il giorno della commemorazione dei defunti, recandosi sulla sua lapide: «E' un cittadino esemplare». Sul comportamento di Fortunato dice il medico veterinario comportamentalista, Massimo Di Martino: «Il padrone è per il cane una figura di riferimento. Essendo i cani animali sociali instaurano con l'uomo un rapporto di vita relazionale, in cui la figura di riferimento umana rappresenta ciò che soddisfa le sue necessità fisiche e psichiche».

Il padrone è un porto sicuro, che fa sì che l'animale possa vivere nel mondo in maniera serena. Fortunato, quindi, si reca al cimitero per ricongiungersi con il suo migliore amico. È un momento di riunione: «Si torna ad avere un contatto». Fortunato percorre, ogni giorno, le vie del paese tra chi gli lancia del pane e chi gli dà una carezza. Ma alla povera bestiola manca solo una carezza: quella del suo padrone.

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