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Rigassificatore di Porto Empedocle, arriva un nuovo stop

la Sovrintendenza: la vecchia domanda del 2006 è scaduta e «non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica»

Il progetto del rigassificatore di Porto Empedocle

«In atto non c’è nessuna richiesta di pareri alla Soprintendenza per la realizzazione di un rigassificatore tra Agrigento e Porto Empedocle». Il soprintendente Michele Benfari «spariglia» le carte e mette a tacere le fazioni opposte, da una parte gli ambientalisti che si schierano contro, dall’altra i soggetti favorevoli. Qualche giorno fa, l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, aveva annunciato la ripresa del progetto con un investimento di circa un miliardo. «L’obiettivo – aveva dichiarato Starace, durante il convegno della fondazione Merita sul ruolo del Mezzogiorno per la sicurezza energetica italiana ed europea - è attrezzare la Sicilia a ricevere navi gasiere e dare flessibilità di fornitura di gas». Ma in una nota inviata al ministero della Cultura, la Soprintendenza di Agrigento, ha fatto chiarezza sull’ipotesi di costruire un rigassificatore a Porto Empedocle.

Benfari mette nero su bianco e dichiara che «la precedente autorizzazione del 2006 risulta scaduta e che non vi è in giacenza una nuova richiesta di pareri». Sulla nota del soprintendente è intervenuta l’associazione ambientalista Mareamico, che ha sostenuto l’intervento di Benfari. La Soprintendenza nel dettaglio, sottolinea come «non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica». Questo perché nelle vicinanze dell’area individuata per la costruzione del rigassificatore sussistono beni paesaggistici e culturali di elevata importanza. Un altro elemento frenante riguarda le scelte già avviate nel solco della valorizzazione turistica della zona che, di certo, mal si sposano con il rigassificatore.

«La presenza dell’impianto al margine della “buffer zone” del sito Unesco nell’immediatezza delle sue propaggini sud occidentali – scrive Benfari – rappresenterebbe un ostacolo e un danno concreto alla valorizzazione attraverso la limitazione della fruizione delle emergenze archeologiche, storico, artistiche, naturalistiche, paesaggistiche, che si sviluppano in continuità territoriale con l’area archeologica di Agrigento, già a partire dalla falesie di argille azzurre sul mare africano di pirandelliana memoria, nella contrada del Caos, tutelata con la casa natale di Luigi Pirandello».

Questo da una parte. Dall’altra, «in diretto contatto visivo con il promontorio del Caos ci sono la cinquecentesca Torre costiera di Carlo V e il molo del porto costruito nel 700 con blocchi di tufo del tempio di Zeus». Procedendo poi verso ovest, poco oltre «si allunga la spiaggia di Marinella, immortalata nei dipinti di Rosolina Pirandello e nei paesaggi letterari di Andrea Camilleri». La zona sarebbe inoltre sottoposta alla normativa Seveso, e questo avrebbe un riverbero negativo inevitabile sulla vocazione turistica di Porto Empedocle e di Agrigento. Verrebbe infatti interdetto lo specchio acqueo alla navigazione per permettere alle navi gasiere di approvvigionare il rigassificatore. Intorno questa vicenda sono nate tante fake news: una riguarda fantomatici posti di lavorò, l’altra millanta «anacronistiche prospettive industriali».

Occorre fare chiarezza partendo dai punti fermi. «Le uniche certezze - spiega Mareamico - sono rappresentate dal fatto che il progetto prevede un impianto di rigassificazione da costruire a terra, a circuito aperto. Significa che l’impianto restituirebbe in mare grossi quantitativi di acqua più fredda e clorata. Per tradurre le parole in numeri: 600 mila metri cubi al giorno di acque trattate con cloro che rilascerebbero in mare sostanze tossiche. Tutto questo avrebbe conseguenze inevitabili: l’impoverimento del mare ed anche la formazione di fastidiose schiume che sconsiglierebbero la balneazione».

 

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