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Coronavirus, poliziotto in servizio all’hotspot di Lampedusa positivo: la denuncia del sindacato

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Una veduta dell'hotspot di Lampedusa

Un poliziotto in servizio all’hotspot di Lampedusa positivo al tampone Covid-19. Lo denuncia Giovanni Assenzio, segretario provinciale del sindacato di polizia Usip: "Quello che non avremmo mai voluto succedesse, oggi si è verificato al personale dell’XI Reparto Mobile di Palermo, che ha registrato il primo caso di positività tra gli operatori provenienti da Lampedusa. Non sappiamo quanti altri colleghi - afferma - compresi quelli che hanno dato il cambio sul posto, abbiano avuto contatti con il collega risultato positivo al tampone".

Il poliziotto dell’XI Reparto Mobile è stato posto in quarantena. Assenzio afferma che "è indubbio che la gestione dei servizi di ordine pubblico presso l’hotspot di Lampedusa non sia cosa facile, con un numero spropositato di migranti rispetto alla possibilità della struttura di accoglienza, che conferma l’impossibilità a gestire tale gravosa situazione in sicurezza, rendendolo, in prima istanza, come un problema di ordine e sicurezza pubblica".

Il Siulp, attraverso una nota, chiede "l’applicazione di misure operative di utilizzo del personale impiegato che pur se utilizzato per le peculiari funzioni, deve essere posto nelle migliori condizioni di tutela sanitaria previste dalle vigenti disposizioni ministeriali emanate in materia, dal primo momento della diffusione della nota epidemia. In tale situazione - continua la nota -, il persistere del mantenimento delle poche unità operative all’interno della struttura di Lampedusa che convive mediamente con una “popolazione” di ospiti extracomunitari che supera le 1.000 unità di media a fronte di una capienza massima di circa 200, con una commistione tra soggetti sani e positivi al Covid-19, impossibile da evitare attesi i risibili spazi di convivenza comune, rischia di diventare una polveriera pronta ed esplodere in ogni momento. In tale delicatissimo contesto, appare incomprensibile snaturare ad esempio i compiti di O.P. del personale dei Reparti Mobili, da quelli a cui sono stati addestrati in simili casi e cioè di permanere all’esterno (come negli stadi) e intervenire nel caso di necessità compatti e già preparati all’evento da affrontare, e non come accade adesso, circondati da masse di persone foriere di imprevedibili reazioni e in alcuni casi persino divisi in più gruppi, senza possibilità di ricognizione visiva reciproca".

"Basta verificare - prosegue la nota - la recentissima disposizione di personale dell’esercito giunto a supporto in questo luogo, con la precisa consegna di vigilare unicamente all’esterno della struttura. Per quanto affermato, non si può ulteriormente consentire di sottoporre a rischi di contagio gli operatori delle Forze dell’Ordine, palesemente svantaggiati dal resto del personale di altri enti in servizio al centro di Lampedusa, dotati dei previsti dispositivi di sicurezza. Per questo si chiede un risolutivo intervento della Segreteria Nazionale in merito, chiedendo al Dipartimento una volta per tutte nitide regole d’ingaggio e di comportamento operativo che non possono variare di volta in volta per esigenze non previste dal nostro regolamento. Tutto ciò per la massima tutela possibile de i colleghi, dei loro nuclei familiari e per la corretta serenità lavorativa quale unico basilare diritto da esigere dall’Amministrazione".

"Le condizioni di vivibilità all’interno del Centro di accoglienza di Lampedusa sono insopportabili, e sarà così fino a quando non si avvieranno trasferimenti in misura tale da superare il sovraffollamento: è una situazione che ho denunciato da tempo, così come l’allarme per aumentare la sorveglianza ed impedire che migranti escano dalla struttura. Le parole del ministro Provenzano confermano quello che ho sempre detto ma ho detto anche, e lo ribadisco, che gli effetti dell’emergenza migranti a Lampedusa non si limitano al solo Centro di accoglienza". Lo dice Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa.

"C'è il problema delle imbarcazioni ammassate al Molo Favaloro - aggiunge Martello - ci sono le difficoltà legate all’insufficienza delle strutture sanitarie, c'è la calamità dei relitti delle barche dei migranti affondate nel nostro mare che danneggiano la marineria locale. Ci sono i disagi nei collegamenti marittimi, con navi inadeguate ed insicure. E come se non bastasse ci sono le fake-news, frutto di una insopportabile speculazione politica ed elettorale, che diffondono paure ed odio sociale, ed affossano la nostra economia. Insomma, a Lampedusa c'è assoluta necessità di ripristinare condizioni di 'normalità', a 360 gradi, anche perché a tutto questo si aggiunge l’emergenza Covid. E non possiamo non aggiungere che ci preoccupa il silenzio del presidente del Consiglio Conte sul tema delle migrazioni e delle regole dell’accoglienza".

"Per tutti questi motivi ho più volte fatto appello alle istituzioni affinché si dichiari lo stato di emergenza sull'isola - conclude Martello - fino ad ora questo appello è rimasto inascoltato, mi auguro che il ministro Provenzano, con la sua sensibilità, si faccia portavoce al tavolo del governo nazionale per sostenere la nostra richiesta e le istanze della comunità lampedusana".

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