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IL MAESTRO DI REGALPETRA

Il ricordo di Sciascia a 31 anni dalla morte: al via le giornate in sua memoria

"Ce ne ricorderemo, di questo pianeta", è l’iscrizione sulla tomba di Leonardo Sciascia, a Racalmuto, morto un giorno come questo di 31 anni fa, il 20 novembre 1989. Parole che, dice l’amico scrittore Gesualdo Bufalino, di cui il 15 novembre è stato celebrato il centenario della nascita, "non conta tanto come pezza d’appoggio d’una ipotesi di sopravvivenza, ma ribadisce un sentimento di distacco ironico e dolente insieme. Questo pianeta, cioè, con le sue abiezioni e dolcezze, quanto dovrà apparirci estraneo, da una remota nuvola, e tuttavia oggetto d’una insopprimibile volontà di memoria".

Ecco, sottolinea il critico letterario Giuseppe Giglio in un contributo per la Fondazione Gesualdo Bufalino, la "volontà di memoria", il dovere di ricordare, "la memoria individuale che tenendosi in esercizio si salda alla memoria collettiva, alla Memoria": è questo "l'ineludibile richiamo che ci resta, dopo un incontro con l’opera di Leonardo, sia essa un romanzo, un saggio, un articolo di giornale". Nonostante le restrizioni anti-covid, la Fondazione Leonardo Sciascia e Racalmuto ricordano il maestro di Regalpetra, con un convegno che vede protagoniste le scuole italiane, anche se a distanza.

Le giornate sciasciane, che quest’anno conoscono la decima edizione, sono servite nel passato e continuano a servire nel presente, sottolinea la fondazione, a creare tra gli studenti delle scuole medie di primo e di secondo grado il desiderio di sfogliare e di studiare le pagine dell’opera di Leonardo Sciascia, che i luoghi racalmutesi amò e in questi luoghi amava rifugiarsi per intrecciare le fila della sua numerosa produzione letteraria.

Lo scopo prevalente di queste "giornate" è quello di soffermare l’attenzione su un’opera dello scrittore siciliano, per un fine conoscitivo e poi per dare la possibilità agli studenti di proporre all’assemblea formata dagli stessi studenti la riflessione maturata sulle pagine lette. Quest’anno si parte dal "Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia", pubblicato nel 1977, al termine di una movimentata e deludente incursione nella vita politica vera e reale da parte dello scrittore. Sciascia, nel processo di svolgimento della formazione biografica e della esperienza politica raffigura se stesso nel personaggio principale di Candido Munafò. "Le vicissitudini biografiche e gli episodi di partecipazione agli organismi politici - spiega la fondazione a lui dedicata - costituiscono tutta la cornice del vasto e complesso affresco dell’esperienza umana ed intellettuale dello scrittore trasfuse nel testo: la narrazione si trasforma in un potente strumento educativo, graduale, episodico, che procede per aggiunta o per sottrazione, ed assume in parecchi passaggi la forma esplicita del romanzo di formazione".

Nella attuale desertificazione delle idee e del pensiero, leggere Sciascia "è una esperienza raccomandabile perchè Sciascia con tutta la sua produzione, ma, in questo caso, vuole aprire un varco nelle nebbie delle ipocrisie e delle pirandelliane apparenze per restituire alle cose, agli eventi la loro giusta dimensione, al fine di comprendere dove sta la verità e sapere distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto: insomma, sviluppare la coscienza critica". Se tanti studenti nei dieci anni di svolgimento delle giornate sciasciane si sono accostati all’opera dello scrittore, "vuol dire che chi si è preso la briga e la responsabilità di organizzarle ha compiuto, per dirla con lo stesso Sciascia, una buona azione".

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