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Il "Salvator Mundi" del Bernini da Roma ad Agrigento e abbraccia gli stucchi di Serpotta

AGRIGENTO. La maestosità del Salvator Mundi di Gian Lorenzo Bernini abbraccia gli stucchi del Serpotta nella chiesa del monastero di clausura: il risultato è bellezza mozzafiato. Ed Agrigento diventa una città di cultura, bellezza ed arte. Come le più grandi capitali europee.

Da ieri mattina un «filo» lega la città dei templi greci a Roma e Parigi. Si chiamava Bernini, napoletano di nascita, scultore ed architetto del Seicento, massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Suo è il Baldacchino che avvolge l’altare di San Pietro in Vaticano, suo il colonnato di via della Conciliazione. Sua anche la progettazione di Palazzo Montecitorio e di alcune ali del Quirinale.

La sua fama raggiunse anche Parigi e la costruzione del Louvre. Da ieri mattina una sua opera è ad Agrigento, e vi resterà fino a 30 marzo grazie ad una intesa raggiunta tra la Prefettura, la Curia, l’Unicredit e il Fondo degli edifici di culto che fa capo al ministero dell’Interno ed al quale l’opera appartiene. Si tratta del busto marmoreo «Salvator Mundi», l’ultimo lavoro dell’artista (morto nel novembre del 1680), che è stato sistemato all’interno della barocca chiesa del Santo Spirito annessa al grande complesso monastico della «Badia Grande» nel cuore del centro storico di Agrigento. A tagliare il nastro tricolore il ministro dell’Interno Angelino Alfano ed il cardinale Francesco Montenegro.

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