Agrigento

Domenica 31 Agosto 2025

Due sbarchi a Lampedusa, arrivati 132 migranti

Un momento del recupero di due barchini utilizzati da migranti per raggiungere l'Isola di Lampedusa, 18 Settembre 2023. ANSA/CIRO FUSCOA moment of the recovery of a two small boats used by migrants to reach the island of Lampedusa, 18 September 2023. ANSA/CIRO FUSCO

Sono 132 i migranti sbarcati nelle ultime ore a Lampedusa, dopo che sono state agganciate due imbarcazioni dalle motovedette di Frontex, guardia di finanza e capitaneria di porto. A bordo di un gommone di 8 metri e di un barcone di 12 metri, partiti da Gasr Garabulli e Abu Kammash in Libia, 55 e 77 persone originarie di Ghana, Sudan, Bangladesh, Egitto, Costa d’Avorio, Eritrea, Pakistan e Somalia. Dopo gli approdi a molo Favarolo, tutti sono stati portati all’hotspot dove, all’alba, c'erano 267 ospiti. Di questi, 135 sono stati già imbarcati sul traghetto di linea che giungerà in serata a Porto Empedocle.

Lo sbarco di egiziani

Hanno dichiarato d’essere partiti, e aver raggiunto l’Italia, per trovare lavoro, per rifarsi una vita. Motivi economici non riconducibili alla Convenzione di Ginevra. Sono 18 dei 22 inizialmente individuati, gli egiziani che sono stati avviati alla cosiddetta «procedura accelerata di frontiera». A indicare i nominativi dei migranti da audire in commissione territoriale sono stati i funzionari dell’ufficio Immigrazione della Questura di Agrigento. Quattro sono stati subito esclusi dalla commissione perché carenti dei requisiti; 13 sono stati ascoltati venerdì sempre dalla commissione territoriale che domani intervisterà i restanti cinque. La commissione territoriale di Agrigento è l’organo competente ad ascoltare i richiedenti protezione internazionale. Il presidente della commissione ha subito convocato i primi 13 egiziani e li ha intervistati. A breve giro si deciderà che ne sarà del futuro dei migranti sbarcati a Lampedusa e trasferiti, col traghetto di linea, a Porto Empedocle. In attesa delle singole decisioni, i migranti egiziani - 18 appunto - sono stati accolti nel Cas Villa Sikania di Siculiana.

Come funziona la procedura accelerata di frontiera

I nominativi dei migranti da incanalare nella procedura accelerata di frontiera (che non hanno motivazioni riconducibili alla Convenzione di Ginevra) vengono segnalati dalla Questura alla commissione territoriale che è chiamata a definire il procedimento, con decisione collegiale, entro 9 giorni dall’istanza di protezione internazionale. E’ quanto prevede la cosiddetta «procedura accelerata di frontiera». Il migrante entro 7 giorni deve essere ascoltato e nei successivi 2 giorni si deve arrivare alla decisione. L’esame delle domande di asilo politico consiste nell’accertare il diritto del migrante a fare ingresso nel territorio italiano. Sono esclusi a priori da questa procedura coloro che provengono da Somalia, Burkina Faso, Mali e Afghanistan, ossia Paesi dove c'è la guerra. In linea generale, il richiedente, nelle more, può essere trattenuto con provvedimento del questore. La commissione territoriale si pronuncia in tempi rapidissimi: se la decisione è negativa c'è l’obbligo di rimpatrio per il migrante che può però proporre ricorso entro 7 giorni alla sezione specializzata del tribunale ordinario territorialmente competente. L’eventuale ricorso non sospende  però l’efficacia esecutiva del provvedimento di respingimento. Per evitare il rimpatrio immediato è quindi necessario che il giudice provveda a sospendere la decisione negativa della commissione territoriale. Queste procedure, nell’Agrigentino partite la scorsa estate e andate avanti fino a gennaio di quest’anno, prevedevano il trattenimento dei migranti che doveva essere convalidato dai giudici. A maggio c'è stata una modifica normativa del decreto 25, con le procedure accelerate di frontiera nei confronti di persone libere, senza l’intervento del tribunale, perché le valutazioni saranno fatte - così s'è iniziato a fare ad Agrigento - soltanto dalla commissione territoriale. Nel caso agrigentino, i migranti hanno dichiarato d’essere venuti in Italia per motivi economici, che non rientrano nella Convenzione di Ginevra. Il diniego di protezione, con provvedimento di espulsione incorporato, è pertanto legittimato dalla legge per «manifesta infondatezza». La polizia, a monte, seleziona i migranti che hanno il passaporto che dà possibilità di rimpatrio senza bisogno della collaborazione del consolato del Paese d’origine. Se dovesse scappare, quando ripreso avrà a suo carico un provvedimento che è provvisoriamente esecutivo (se non sospeso dai giudici) e può essere portato nel Cpr più vicino da dove verrà rimpatriato.

leggi l'articolo completo