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Esclusi dall’irrigazione di soccorso, a Ribera la protesta degli agricoltori

La promessa da parte del consorzio che anche il versante dove ricadono i terreni interessati sarà regolarmente beneficiato dalla fornitura di acqua entro le prossime 48 ore

Proteste di alcuni produttori agricoli di Ribera, in provincia di Agrigento, stamattina (1 luglio) davanti alla sede del consorzio di bonifica Agrigento 3 di contrada Martusa, in territorio comunale di Caltabellotta, dove si trova la vasca di smistamento di acqua per usi irrigui.

Agricoltori che lamentavano l’esclusione dei loro poderi, situati a valle del fiume Verdura, dalla cosiddetta «irrigazione di soccorso »che, dopo due mesi dall’assenso dato da dipartimento Acque e Rifiuti e Autorità di bacino idrografico, è iniziata oggi.

Sono dovuti intervenire i carabinieri per ristabilire l’ordine, ma la protesta è stata sospesa solo dopo la promessa da parte del consorzio che anche il versante dove ricadono i terreni interessati, in massima parte agrumeti, sarà regolarmente beneficiato dalla fornitura di acqua entro le prossime 48 ore.

Quella odierna è la prima irrigazione di soccorso di acqua, proveniente dalle dighe Castello di Bivona, e Gammauta di Palazzo Adriano, a beneficio delle colture (tra cui quelle di eccellenza di arance e pesche) ricadenti nei comuni agrigentini di Bivona, Lucca Sicula, e Ribera. Le campagne di Burgio e Villafranca Sicula, per la loro posizione, verranno serviti dal ’rilancio di acqua dalla diga Gammauta, una manovra effettuata da Enel Green Power, proprietaria nell’invaso di una centrale idroelettrica.

Complessivamente, in questa fase, non possono essere destinati alle campagne del comprensorio più di due milioni di metri cubi di acqua. La rimanente disponibilità idrica, infatti, è riservata esclusivamente agli usi civici, all’interno del piano di emergenza e di razionamento delle risorse idriche.

«Noi - ha detto il sindaco di Ribera Matteo Ruvolo - confidiamo che questa irrigazione di soccorso non sia l’unica della stagione, visto che abbiamo più volte evidenziato il rischio che le coltivazioni, più che i raccolti, non sopravvivano alla siccità».

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