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La fabbrica dei falsi invalidi, chieste nove condanne in appello

Imputati medici e pazienti che avrebbero rilasciato e utilizzato falsi certificati che attestavano patologie inesistenti. Coinvolte altre 47 persone che saranno processate con il rito ordinario

Confermare le 9 condanne per medici e pazienti che avrebbero rilasciato e utilizzato dei falsi certificati che attestavano patologie inesistenti per beneficiare dei benefici previsti dalla legge per previdenze o trasferimenti in sedi privilegiate. E’ la richiesta del sostituto procuratore generale Giuseppina Motisi al processo d’appello relativo a uno stralcio dell’inchiesta denominata La carica delle 104 che ha sgominato una presunta «fabbrica» di falsi invalidi, in alcuni casi scoperti con le immagini impietose delle telecamere che hanno filmato le sceneggiate degli arrivi per la visita davanti alla commissione in ambulanza e barella, salvo poi scendere a piedi, convinti di non essere visti.

La sentenza di primo grado è stata emessa il 26 marzo del 2018 dal giudice dell’udienza preliminare Stefano Zammuto che, oltre a condannare i 9 imputati dello stralcio abbreviato, ha disposto il rinvio a giudizio di 47 persone. Tre anni e dieci mesi di reclusione sono stati inflitti ad Antonia Matina, 63 anni, di Favara, ortopedico; un anno e quattro mesi a Giuseppe Cuffaro, 40 anni, di Raffadali, paziente accusato di avere corrotto i medici per ottenere un falso certificato; quattro anni e due mesi per Patrizia Ibba, 43 anni, di Raffadali; quattro anni per il fratello Roberto di 47 anni; accusati pure di avere ottenuto un falso certificato; 3 anni e 6 mesi a Domenico Giglione, 52 anni, di Raffadali; 3 anni e 10 mesi alla madre Eleonora Moscato, 86 anni; 3 anni e 10 mesi a Giuseppa Barragato, 47 anni, di Palma; 3 anni e 6 mesi a Vincenzo Gaziano, 68 anni, di Agrigento e 3 anni e 6 mesi a Giuseppe Aquilino, 61 anni, di Palma.

Gli ultimi imputati sono tutti pazienti che avrebbero corrotto dei medici per avere un falso certificato. Secondo il magistrato che rappresenta l’accusa, il processo di primo grado ha accertato le responsabilità in maniera evidente e la sentenza di condanna (alcune accuse sono state escluse già in primo grado) deve essere confermata. I giudici della prima sezione della Corte di appello di Palermo hanno poi rinviato l’udienza al 16 novembre per le arringhe dei difensori. Il collegio, composto fra gli altri dagli avvocati Giuseppe Barba, Francesco Scopelliti, Santo Lucia, Aldo Virone ed Enrico Quattrocchi, illustrerà le proprie conclusioni per un paio di udienze.

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