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L'ADDIO

"Ha salvato tante donne": a Cammarata oggi i funerali dell'oncologo Franco Lo Sardo

di
sanità, Francesco Lo Sardo, Agrigento, Cronaca
Franco Lo Sardo

Franco Lo Sardo era di Cammarata, siciliano d'altura. Teneva molto alle sue origini ed è nel suo paese che oggi alle 16 gli sarà dato l'addio con una cerimonia nella chiesa di San Vito. Lo saluteranno la compagna, le due figlie, i generi. E i due nipoti di cui si faceva vanto con la foto del suo profilo sul telefono personale.

Lo saluteranno in 150 al massimo in presenza al rito funebre e a migliaia a distanza. Soprattutto le sue pazienti. Ne aveva operate senza sosta in oltre 40 anni di chirurgia pionieristica. Dopo la laurea a Palermo era volato a Milano per incontrare Umberto Veronesi, il visionario. Erano i tempi in cui le donne morivano di cancro al seno senza nemmeno accorgersi di averlo avuto, lontane anni luce dal diritto alla diagnosi, dal tempo per se stesse, dall'iperbole della prevenzione. La mastectomia era il radicale metodo d'intervento.

Gli anni milanesi sono serviti a Lo Sardo per sviluppare il suo talento di chirurgo. Ci vogliono le mani giuste per salvare vite e ci vogliono occhi capaci di scrutare nella morfologia neoplastica. Lo Sardo incideva, guardava, capiva e intuiva se potesse trattarsi di un carcinoma, di che tipo fosse, quanto grave. Esplorava cavi ascellari, analizzava e decideva guardando negli occhi le sue pazienti. La corsa all'innovazione lo portò ad abbracciare le tecniche conservative, a praticare quadrantectomie difendendo forme e aspetto delle donne.

Ha operato anche molti uomini. L'ospedale La Maddalena dove ha lavorato dal 2009, ricorda i suoi 15mila interventi di tumore alla mammella e centinaia per cancro al colon, fegato, stomaco, tiroide e arti. E però al centro della sua “mission” erano ormai da lustri le donne incappate nel cancro al seno. Franco Lo Sardo si muoveva e agiva nella silente pandemia dei cancri con la forza dello studioso. Operava, salvava, ricostruiva in sala operatoria perché con Veronesi aveva colto la vera sfida: abbattere la mortalità femminile e lasciare dignità e integrità ai corpi. Ne parlava ai congressi, ne scriveva nelle sue pubblicazioni. E soprattutto aveva stabilito in Sicilia l'epicentro di una scuola di chirurgia che lascia il segno.

Lo Sardo è stato medico di sanità pubblica e di sanità privata. Sognava di istituire la “breast unit” all'Arnas Civico, l'unità multidisciplinare per i tumori della mammella. Un sogno sfumato per lui che era chirurgo e oncologo. Né mai ha dimenticato il lungo sodalizio con il senologo Giuseppe Brignone, la collaborazione con l'oncologo Giuseppe Palazzotto (entrambi scomparsi) con l'oncologo medico Biagio Agostara con cui ha lavorato in tandem per tanti anni. Fabio Genco, direttore del 118 di Palermo e Trapani lo ha definito amico e pioniere. “Perdiamo un medico e un uomo di grande spessore e umanità”, dice Guido Filosto presidente del Dipartimento oncologico La Maddalena. Camice verde, berretto e guanti sono stati la sua divisa anche negli ultimi tempi mentre lottava con un male che lo ha aggredito a sorpresa, beffando l'esperto di tumori. L'ironia non gli era mai mancata. Anche negli ultimi anni in cui operava e si curava. Continuando a guardare le sue pazienti negli occhi. Credeva nella presa in carico del malato come cardine della morale del medico. Non amava i giri di parole ma alle donne malate sapeva dire “dobbiamo lottare, si lasci aiutare, c'è modo di guarire”. Migliaia di grazie per lui. Che ha combattuto con il suo bisturi fino alla fine per salvare le vite degli altri.

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