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"Rischiamo di affondare", poi il silenzio: l'ultima telefonata ricostruisce il naufragio di Lampedusa

Foto Archivio

La procura di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, ha aperto un'inchiesta contro ignoti per naufragio sull'ultima tragedia dell’immigrazione, avvenuta all’alba, a circa sette miglia da Lampedusa, nel tratto di mare tra l’isola e Lampione. Sette al momento i cadaveri recuperati nel ribaltamento di una imbarcazione di appena otto metri, ma ci sarebbero ancora, secondo le testimonianze dei 46 superstiti - altri nove dispersi. Tutti sarebbero subsahariani. Fra le sette salme, portate sul molo Favarolo dalle motovedette della Capitaneria di porto, ci sono quelle di quattro donne, una delle quali in avanzato stato di gravidanza.

Secondo una prima ipotesi, i migranti, quando hanno visto le motovedette, si sono spostati su un fianco della barca facendola capovolgere. Disposto l’esame esterno sui cadaveri.

Una drammatica telefonata aveva avvisato del pericolo: «Rischiamo di affondare». Ricostruisce la Guardia costiera: alle prime ore del mattino, è giunta una segnalazione con telefono Gsm da parte di un migrante presente a bordo di un barchino in difficoltà.

Sul mezzo, a circa 7 miglia da Lampedusa in zona Sar italiana, è stata segnalata la presenza di circa 60 persone. Subito prima dell’inizio delle fasi del soccorso, l’unità si è capovolta, verosimilmente a causa dello spostamento improvviso dei migranti, dovuto all’elevato numero di persone a bordo e alle ridotte dimensioni del mezzo, di appena otto metri. Sul posto sono intervenute due motovedette della Guardia Costiera di Lampedusa: la CP 309 e la CP 312 con team sanitario del Cisom che ha proceduto a rianimare cinque persone e a stabilizzare una donna in gravidanza. Al momento, conferma la Guardia costiera, sono stati tratti in salvo 46 migranti e recuperate 7 persone prive di vita.

Sotto il coordinamento della Guardia Costiera di Palermo sono in corso le ricerche di eventuali dispersi con l’impiego di motovedette della Guardia costiera, della Guardia di Finanza e di Frontex. Partecipano alle ricerche un Atr42 della Guardia Costiera decollato dalla base aerea di Catania e un elicottero Frontex.

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