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TRIBUNALE

Senzatetto morto nell'incendio di un capannone, assolto ex sindaco di Cattolica Eraclea

Assoluzione dalle accuse di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio: secondo i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, l’ex sindaco di Cattolica Eraclea, Nicolò Termine, non è responsabile della morte del cinquantenne Liborio Campione, senzatetto del paese, deceduto nell’incendio del capannone, di proprietà del Comune, dove viveva. Termine, difeso dagli avvocati Rosa Salvago e Pietro Piro, inoltre, non è colpevole neppure del mancato sgombero del magazzino di contrada Balate che fu inghiottito dal rogo provocato da un corto circuito.

L’incidente avvenne il 9 dicembre del 2016. A sollecitare un verdetto di assoluzione era stato lo stesso pubblico ministero Gloria Andreoli. «La responsabilità penale - ha detto durante la requisitoria - non è oggettiva, il decesso è da attribuire a un’imprudenza commessa dallo stesso Campione che ha collegato una stufa con una spina non regolare, a sua volta inserita in una ciabatta con altre spine, provocando un corto circuito nella presa dell’impianto elettrico assai precario. Non si può attribuire la responsabilità di ciò al sindaco».

Un altro aspetto era legato all’accusa di omissione di atti di ufficio: secondo l’impostazione accusatoria iniziale, Termine avrebbe dovuto disporre l’evacuazione del senzatetto dal magazzino avendo avuto notizia delle precarie condizioni di sicurezza. «In realtà - ha sottolineato il pm - dispose due sopralluoghi attraverso i vigili urbani, l’ultimo 3 anni prima rispetto alla tragedia e la situazione era nettamente migliorata».

Il legale di parte civile, l’avvocato Diego Giarratana, che difendeva la sorella di Campione, si era opposto alle conclusioni del pm chiedendo che l’ex sindaco venisse condannato. Gli avvocati Piro e Salvago, invece, nel ricordare «il dramma umano della vittima ma anche dell’imputato, un medico in servizio a Palermo che aveva deciso di tornare nel suo paese per servire la comunità», hanno sottolineato che «il decesso non si poteva in alcun modo attribuire a una colpa del sindaco di allora e che l’evacuazione del clochard non era un atto che spettava al sindaco o che era giustificato da particolari esigenze di sicurezza».

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