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PROCESSO "MONTAGNA"

Il "pentito" Quaranta rivela: "Sono stato il capomafia di Favara"

«Sono stato capomafia di Favara e referente del capomandamento di Santa Elisabetta Francesco Fragapane, fin dai primi anni Duemila contava molto e ha inciso anche nell’ascesa del boss Giuseppe Falsone al vertice di Cosa Nostra provinciale».  A parlare è Giuseppe Quaranta, collaboratore di giustizia, interrogato al processo di appello Montagna, dove è imputato insieme ad altri 44.

Gerlando Cardinale in un articolo nell'edizione di Agrigento del Giornale di Sicilia riporta i passaggi salienti dell'audizione di Quaranta, nella quale si ridisegna la storia di Cosa Nostra agrigentina degli ultimi anni. L'uomo racconta di essere stato il braccio destro di Francesco Fragapane rivelando che, nei primi anni Duemila,  l’allora giovanissimo rampollo della famiglia (condannato a 20 anni in primo grado), figlio dell’ex capoprovincia Salvatore, ebbe un ruolo decisivo anche se, di fatto, perdente.

«In quel periodo c’erano due linee - racconta il pentito (si legge sempre sul Giornale di Sicilia) -, quella di Falsone e quella di Fragapane. Di Gati stava con Fragapane anche se dalla sua famiglia arrivò ugualmente il benestare per Falsone». Una versione del tutto inedita.

L'articolo completo nell'edizione di Agrigento-Caltanissetta-Enna del Giornale di Sicilia. 

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