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Scalia: «Imprese e politica, la mafia tenta ancora di infiltrarsi»

«Dal blitz ”Nuova Cupola” non ci sono stati altri arresti, nè altre operazioni. Ma noi continuiamo a lavorare, è ovvio. Ci sono tante attività in corso, ma di questo non possiamo dir nulla»

AGRIGENTO. Mafia, mafia e politica, mafia che si insinua nelle imprese. I prossimi mesi riserveranno sorprese. Molte. La Direzione Investigativa Antimafia in queste ultime settimane è un fermento. Pieno. Interrogatori ed indagini a tutto campo, senza soste. C’è del tempo da recuperare, c’è un vuoto da colmare. C’è la necessità di ridare e confermare il primato dello Stato in un territorio povero, anche nei pensieri, dove Cosa nostra ha proliferato e prolifera meglio che in altri posti. Agrigento è sempre stata uno zoccolo per le consorterie di ogni tipo. Che da anni hanno adottato la strategia del silenzio dopo aver subito duri colpi giudiziari, a partire dall’operazione «Akragas».
«Dal blitz ”Nuova Cupola” non ci sono stati altri arresti, nè altre operazioni. Ma noi continuiamo a lavorare, è ovvio. Ci sono tante attività in corso, ma di questo non possiamo dir nulla», parla Massimo Scalia, procuratore aggiunto della Dda di Palermo, che coordina tutte le indagini antimafia che riguardano la provincia di Agrigento.

Dottore Scalia si può dire che la strategia silente adottata negli ultimi anni da Cosa nostra si sia interrotta con l’omicidio del favarese Carmelo Bellavia? Scriveva la Dia appena tre mesi fa che dopo la fase di immersione adottata dai boss bisogna prepararsi a nuove «derive di scontro»...
«Abbiamo acquisito gli atti dell’omicidio Bellavia. In questo momento stiamo indagando a 360 gradi, non possiamo escludere alcuna ipotesi, sarebbe azzardato del resto. È verosimile visto che il figlio è stato arrestato insieme a Gerlandino Messina e lui è stesso è stato condannato pure per favoreggiamento. Certamente queste cose lasciano pensare, stiamo indagando riprendendo sia le vecchie acquisizioni che avevamo su queste vicende. Sul piano investigativo le prime ore dopo un omicidio sono quelle decisive, vale per questo delitto come per altri».

Si può immaginare a riapertura di guerre, come avvenne nel 2003 con l’omicidio di Carmelo Milioti, neanche a farlo apposta anche lui di Favara?
«Sicuramente è un fatto conflittuale, se si tratta di mafia. Se non si tratta di altro ovviamente bisogna vedere se ha una dimensione circoscritta a determinati rapporti, sia pure mafiosi, o comunque limitati ad una zona sola o più ad ampio respiro.

 

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