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Operazione "Quei bravi ragazzi": gli agrigentini si difendono

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AGRIGENTO. Si sono difesi. I fratelli Vincenzo, Mario e Giuseppe Cacciatore - rispettivamente di 50, 35 e 45 anni - ed Alessandro Puntorno, 45 anni, interrogati ieri, per rogatoria, dal giudice del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, non soltanto hanno risposto alle domande del magistrato ma hanno anche cercato di chiarire le loro posizioni. Tutti e quattro erano stati destinatari delle misure cautelari in carcere, eseguite dai carabinieri, nell'ambito dell'operazione antidroga "Bravi ragazzi". I quattro, che si trovano al carcere Petrusa, dovranno rispondere, a vario titolo, di concorso in importazione, trasporto internazionale e custodia di sostanze stupefacenti. Secondo l'accusa, anche loro si sarebbero occupati del narcotraffico fra Albania, Piemonte e Sicilia.

Vincenzo Cacciatore, difeso dagli avvocati Tania e Giovanni Castronovo, avrebbe spiegato di non essere mai andato a Torino e di non incontrare i Puntorno da quando erano ragazzi. Il cinquantenne avrebbe chiaramente detto di non avere avuto mai nulla a che fare con le sostanze stupefacenti, ponendo anche un problema di identificazione. Nelle intercettazioni si parla, infatti, di un certo "signor Enzo".

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