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«Tangenti al Comune di Lampedusa»: chiusa l’inchiesta: 28 avvisi di garanzia

Al vertice dell’associazione ci sarebbero stati l’ex sindaco De Rubeis, il dirigente Gabriele e il consulente Giancone

LAMPEDUSA. Un'associazione a delinquere "promossa, organizzata e diretta" dall'ex sindaco Bernardino De Rubeis, dal dirigente dell'Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele e dal consulente Gioacchino Giancone. Ne avrebbero fatto parte anche i funzionari dell'Utc Giovanni Sorrentino e Pietro Gelo, l'architetto Alberto La Carrubba, componente della commissione edilizia, l'imprenditore Carmelo D'Agostino e l'isolano Francesco Cucina al quale spettava il compito di andare in giro a Lampedusa a ritirare il denaro delle tangenti. L'inchiesta che ipotizza un vasto giro di mazzette legate al rilascio di licenze edilizie e all'assegnazione di lavori pubblici illegittimi è terminata. Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il pubblico ministero Luca Sciarretta hanno firmato ventotto avvisi di conclusione delle indagini. I difensori (fra gli altri gli avvocati Lauricella, Meli, Valenza, Miceli, Grillo e Bruna) potranno visionare le decine di migliaia di atti dell'inchiesta.
Ci sono almeno quindici nuovi indagati rispetto a quanto era emerso nei mesi scorsi quando i finanzieri, su incarico della Procura, fecero scattare numerosi sequestri di denaro e materiale ritenuto utile alle indagini. I reati contestati a vario titolo sono l'associazione a delinquere, la corruzione, il falso, la truffa, l'abuso di ufficio e l'abusivismo edilizio. La "cricca" lampedusana, della quale avrebbero preso parte oltre al sindaco e ai tecnici anche numerosi imprenditori, avrebbe agito indisturbata dal 2008 al 2012, quando De Rubeis non ha ottenuto la riconferma alle elezioni amministrative. Sindaco e funzionari comunali, secondo l'ipotesi dei pm, avrebbero "costantemente asservito la funzione pubblica ai propri interessi". Lavori pubblici eseguiti in maniera illegittima da imprenditori che in cambio avrebbero pagato consistenti somme di denaro. Sono ottantotto i capi di imputazione racchiusi in quarantasei pagine. Sotto inchiesta è finita pure il notaio Calogera Gagliano, accusata di falso: secondo la Procura avrebbe manipolato un contratto di appalto dietro al quale si sarebbero celati interessi corruttivi. L'ex dirigente dell'Utc, Giuseppe Gabriele, è accusato anche di tentata concussione ai danni del soprintendente Pietro Meli che aveva chiesto una licenza edilizia e in cambio gli sarebbe stato chiesto di approvare un piano costruttivo. Il funzionario, però, non ha ceduto ai ricatti.

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