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In sicurezza palazzo «Licata» Tempi lunghi per la cattedrale

Il Comune, in via Saponara, si è sostituito, ancora una volta, ai privati
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Emergenza centro storico. I lavori di messa in sicurezza, da parte del Comune che si sostituisce sempre più frequentemente agli ”immobili” proprietari, vanno avanti. Il prossimo obiettivo si chiama palazzo Licata. Passi in avanti, intanto, anche per salvare la cattedrale di San Gerlando e il suo costone: entro aprile, mentre si cerca di raschiare il barile e trovare i 15 milioni di euro che servono, si avrà un preliminare degli interventi da eseguire e, naturalmente, dei costi da sopportare. Ma andiamo con ordine. Circa la messa in sicurezza degli immobili fatiscenti, a rischio cedimento strutturale, il sindaco, Marco Zambuto, afferma: «Questo è il risultato di una politica che nel passato ha fatto i propri interessi non badando alle emergenze e ai problemi del nostro centro storico. Oggi - ha affermato il sindaco di Agrigento - mi trovo costretto a sostituirmi ai privati che per vari motivi non possono mettere in sicurezza gli immobili». E tra opere da puntellare o da demolire, vi è la questione che riguarda Palazzo Licata, all'angolo di via Saponara e la salita di Santa Maria dei Greci, proprio nel cuore del centro storico della città. L'antica struttura è destinata ad essere "smontata". Il Comune, a partire dal 2004, aveva già inviato ai proprietari dello stabile una notifica di messa in sicurezza di tutto l'edificio, divenuto ormai fatiscente negli anni avvenire. Dopo una prima risposta positiva da parte dei residenti, nel 2010, a causa di una nuova previsione di emergenza crollo, l'amministrazione comunale aveva rinviato un'altra diffida ai proprietari con l'obiettivo di mettere in sicurezza l'intero alloggio ma, causa mancanza fondi, non si è potuto ottemperare alla richiesta. Ecco allora che il primo cittadino ha deciso di intervenire velocizzando così tutto l'iter burocratico per una demolizione: "Il palazzo di via Saponara - ha aggiunto - rappresenta l'emblema delle difficoltà che sta affrontando oggi Agrigento. Quando i privati non eseguono i nostri avvisi di messa in sicurezza o non ottemperano le esigenze da noi segnalate, io non posso aspettare che un palazzo o un'abitazione crolli per intervenire. Bensì sono costretto ad agire nell'immediato e in maniera tempestiva pur di evitare il peggio e garantire la sicurezza ai cittadini di quel quartiere". Ad oggi, infatti, masso dopo masso, Palazzo Licata va verso la sua fine. I lavori di messa in sicurezza, iniziati ad ottobre, sono stati affidati dalla ditta Air Quality. Ogni giorno, cinque operai "armati" di casco, pale e carrucola stanno compiendo tutte le opere di manutenzione necessarie che termineranno, con ogni probabilità, entro i primi di febbraio. Per quanto riguarda, invece, la cattedrale di San Gerlando, a fare il punto della situazione è Maurizio Costa, responsabile della Protezione civile regionale: «A giorni - ha spiegato ieri — avremo una riunione con i consulenti per tirare le somme della fase geologica, dopo i rilievi eseguiti per un anno sul costone. Con questa relazione tecnica in mano, il passo successivo, entro fine febbraio, sarà la relazione geotecnica ed entro aprile arriveremo ad un preliminare sulla tipologia degli interventi proponibili e sui costi». Ecco, i soldi. La nota dolente. Perchè per salvare la chiesa madre ”ammalata” - per citare l’arcivescovo Franco Montenegro - e il costone sul quale poggia ce ne vogliono parecchi. S’era detto circa venti milioni di euro. «Abbiamo, attualmente, 5 milioni di euro della Regione - ha spiegato Costa - ma il presidente Crocetta, assieme all’assessore al Territorio ed ambiente si sta interessando per far ritornare dei fondi ad Agrigento, per la precisione altri 15 milioni di euro». La speranza che i fondi necessari arrivino, e la certezza di non dover procedere con la fretta - che in casi come questi può rivelarsi devastante - in questo momento procedono di pari passo. Anzi, procedono tenendosi sotto braccio.

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