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Addiopizzo sbarca ad Agrigento Confindustria: segnale di forza

Sono 40 gli imprenditori iscritti all’associazione. Una risposta, chiara e forte, nei confronti di una terra tristemente definita «omertosa». Catanzaro: aiutiamo a denunciare
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Sono quaranta, tra imprenditori e commercianti. Uomini che, in provincia di Agrigento, salgono sul carro di Addiopizzo per dire «no» al racket dell'estorsione. Una risposta, chiara e forte, nei confronti di una terra tristemente definita «omertosa». Per risalire la china e non piegarsi ai ricatti di Cosa nostra.

Missione compiuta, dunque, per Confindustria, impegnata più che mai nella lotta contro il racket. «Sono quaranta - sottolinea Giuseppe Catanzaro, numero uno di Confindustria Agrigento - le persone che hanno voluto aderire alle associazioni antiracket. Ma se estendiamo l'analisi oltre l'Agrigentino, arriviamo anche a 400 imprenditori che hanno deciso di ribellarsi. Un bel segnale di coraggio e di forza contro la mafia».

Addiopizzo, quindi, arriva ad Agrigento. Attraverso anche l'impegno e la determinazione delle associazioni «Libera» e «Libero e Futuro», guidata da Enrico Colajanni: «L’obiettivo - spiega - è quello di creare una vasta rete di imprenditori per fronteggiare al meglio il fenomeno mafioso ed inoltre estendere le nostre iniziative ad altri settori, non solamente al mondo dell'imprenditoria». L'iniziativa di Confindustria rientra nel programma di lavoro in difesa degli imprenditori vittime del racket ed è stata promossa dalla Federazione antiracket italiana.
Un servizio nell'edizione di Agrigento del Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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