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Rifiuti, i sindaci dicono no alle "Srr" Le imprese pronte ai licenziamenti

Le ditte ribadiscono la rescissione del contratto dal 3 dicembre. Inviate nuove lettere di preavviso per la messa in mobilità degli operai
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Fallito, almeno per il momento, il tentativo di costituire le Srr, le società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti, previste dalla legge di riforma degli Ato, la numero 9 del 2010, l’attenzione sui problemi del comparto, rimane puntata sulla decisione delle ditte del raggruppamento temporaneo di imprese che hanno annunciato la volontà di sospendere il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in 19 comuni della provincia, capoluogo compreso, se non verranno pagati loro, i soldi arretrati.

Si avvicina infatti la data del 2 dicembre, quando finiranno i 22 giorni di intervento sostitutivo dell’Ufficio del commissario delegato per l’emergenza rifiuti che a margine dell’ultima tornata di scioperi, era intervenuto per la ripresa del servizio di raccolta.

A quella data, le imprese Iseda, Sap, Ecoin, Icos e Seap, hanno annunciato l’interruzione del servizio proprio in forza dei crediti accumulati nei confronti di Gesa che a sua volta è in attesa della riscossione dei debiti dei comuni inadempienti. In tutto questo, cresce la preoccupazione per i circa 370 operai impegnati nel servizio di raccolta, spazzamento e smaltimento dei rifiuti. Per loro non si sa come si metteranno le cose. La rescissione del contratto da parte delle imprese infatti, non ha come conseguenza automatica il loro loro licenziamento o la messa in mobilità, ma è chiaro che nel caso in cui alle imprese dovessero mancare commesse, la loro utilità all’interno delle rispettive ditte verrebbe messa in discussione.

Proprio ieri si è appreso che dopo l’Iseda che lo aveva già fatto all’inizio del mese, anche la Icos e la Seap hanno inviato le lettere con cui annunciano, ai sensi della legge 223 del 91, il licenziamento collettivo dei loro dipendenti passando attraverso la mobilità.

In pratica, le imprese dell’Ati, considerano valida la comunicazione di rescissione del contratto con Gesa con cui ritengono di non avere più rapporti se non quelli relativi al recupero dei debiti accumulati.

Conseguenzialmente, da giorno 3 dicembre, se l’emergenza rifiuti non interviene con un altro provvedimento o se non vengono saldati tutti i debiti, le ditte fermeranno il servizio con la conseguenza immediata di una nuova situazione di allarme. Dal canto loro, i sindacati, che hanno preso visione delle lettere con cui si annunciano i licenziamenti hanno deciso di scrivere alle imprese e alla Gesa per cercare di torvare una soluzione.

«Innanziatutto - dice Giovanni manganella della Uil - ci appare scandaloso che a dieci giorni dal possibile inizio di una nuova emergenza nessuno si sti ainteressando più di tanto di trovare una soluzione che, nelle more, di un intervento definitivo, possa impedire che i rifiuti tornino ad acucmularsi per le strade. Facciamo appello al prefetto, ai sindaci, alla Gesa e alla Regione affinchè si lavori prima che le città vengano invase dalla spazzatura e non, come sempre avviene, quando è persino impossibile respirare o mandare i figli a scuola».

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