GUARDIA DI FINANZA

"In affari con la mafia ad Agrigento": maxi sequestro per l'imprenditore Calogero Romano, re della fibra ottica

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PALERMO. Sono stati apposti i sigilli all’impero economico dell’imprenditore Calogero Romano, titolare di numerose aziende che operano nel campo delle telecomunicazioni e della fibra ottica, nel settore edile ed anche di un autodromo, ritenuto colluso con la mafia agrigentina. La guardia di finanza di Palermo ha effettuato un sequestro da 120 milioni di euro.

Tra le società di Romano spicca l’autodromo della Valle dei Templi del valore di 120 milioni di euro. Nel mirino complessivamente dieci aziende e otto società, fra le quali la ditta individuale Romano Calogero operante nel settore immobiliare, la Romano s.r.l. e la mediterranea cavi s.p.a., dedite alla produzione e posa di cavi, la Romano telecomunicazioni s.r.l., la Program group racing engineering s.r.l., proprietaria dell’autodromo della Valle dei Templi, la Ierre s.r.l. e I.F.I.S. Real Estate SRL; decine di automezzi; sedici rapporti bancari; 119 immobili (tra terreni e abitazioni).

Le indagini, svolte dalle fiamme gialle palermitane e coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, hanno consentito di ricondurre il successo delle iniziative imprenditoriali di Romano ai rapporti di connivenza con esponenti di spicco di cosa nostra agrigentina.

Nel 2016, Calogero Romano è stato infatti condannato dal tribunale di Agrigento alla pena di sei anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, per aver contribuito “al rafforzamento di cosa nostra, pur non facendone parte, fino a quando il suo principale punto di riferimento, il mafioso Ignazio Gagliardo, non entrò nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia".

Secondo gli inquirenti Romano avrebbe avuto benefici dell’appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di Racalmuto per ottenere vantaggi per le proprie imprese, operanti nel settore edilizio e nel mercato del calcestruzzo. In particolare, tra il 1992 ed il 2012 l’imprenditore avrebbe consentito agli esponenti mafiosi Ignazio Gagliardo, Calogero Gagliardo e Maurizio Di Gati, di gestire l’impianto di calcestruzzo formalmente riconducibile alle società dallo stesso controllate, tra cui la Eredi Romano di Romano Calogero & c. s.n.c., la Romano s.r.l. e la Ierre s.r.l, in cambio dell’accrescimento e sviluppo della propria attività economica.

Attività che, proprio grazie all’appoggio incondizionato di esponenti di spicco di Cosa Nostra agrigentina, si sarebbe ulteriormente sviluppata e sarebbe stata diversificata, ampliando così la galassia degli interessi economici di Romano. Nel tempo sono state costituite molte società, tra cui la Program group racing engineering s.r.l., proprietaria del noto autodromo internazionale Valle dei Templi di Racalmuto, la Beton 640 società unipersonale a r.l., la Mediterranea cavi s.p.a. e la Romano telecomunicazioni s.r.l., queste ultime specializzate nella posa di cavi elettrici e telefonici che hanno via via guadagnato una posizione dominante nel settore delle opere di realizzazione di reti telematiche, nelle provincie della Sicilia occidentale.

Romano avrebbe portato aventi i suoi affari anche grazie al  consenso di Giuseppe Falsone, il boss di Campobello di Licata, considerato in passato il capo di cosa nostra agrigentina. Calogero Romano avrebbe, inoltre, fornito alle aziende riconducibili a Angelo Di Bella e Vincenzo Leone, il calcestruzzo necessario alla realizzazione dei lavori di costruzione del noto centro commerciale “Le Vigne”, tra le città di Agrigento e Caltanissetta. I finanzieri hanno peraltro accertato come per l’edificazione del centro commerciale,  Romano abbia fatto sistematico ricorso a sovrafatturazioni delle forniture di calcestruzzo, per precostituirsi “fondi neri" necessari al sostentamento della famiglia mafiosa di Canicattì.

Una volta divenuti collaboratori di giustizia, Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo, che erano stati informati direttamente da Romano delle iniziative imprenditoriali che lo stesso aveva intrapreso per la costruzione dell’autodromo di Racalmuto, hanno fornito dichiarazioni sul suo conto e sulle imprese a quest’ultimo riconducibili.

 

 

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