L'INCHIESTA

Calcioscommesse, l'Akragas si difende:
"Una storia inaccettabile"

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L'ex tecnico Rigoli e il presidente Alessi: "Pronti a difenderci in ogni sede"

AGRIGENTO. «Io faccio l'allenatore e mi sembra del tutto ovvio incontrare i dirigenti delle squadre di calcio alla vigilia dell'apertura delle finestre di mercato. Tirarmi dentro questa storia è inaccettabile e non lo consentirò a nessuno». L'ex allenatore dell'Akragas Pino Rigoli non ci sta ad essere accostato al gruppo sgominato nell'operazione "Dirty soccer".

All'alba di martedì i poliziotti della squadra mobile di Catanzaro hanno eseguito un decreto di fermo e portato in carcere cinquanta persone con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva con l'aggravante dell'avere agevolato la mafia e in particolare la 'ndrangheta. Una nuova puntata dello scandalo del calcioscommesse ma questa volta si ipotizza anche il coinvolgimento della mafia calabrese. Fra gli arrestati l'ex difensore dell'Akragas Salvatore Astarita. In una conversazioneintercettata il 29 ottobre scorso fra il centrale napoletano e il direttore sportivo del Neapolis Antonio Ciccarone, anch'egli arrestato, quest'ultimo - mentre discutevano in codice di una scommessa da effettuare - parlano di Rigoli e di una cena che avrebbero dovuto fare il diesse col tecnico dell'Agropoli.

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