PALAZZO DEI GIGANTI

Rischio di epidemie, proposte e polemiche ad Agrigento

di

AGRIGENTO. «Un'ordinanza che vieti la dimora ad Agrigento, anche occasionalmente, di persone provenienti dall'area africana, se non in possesso di certificato attestante lo stato di salute». Questa richiesta, ieri, è stata fatta dal vice presidente del consiglio comunale, Giuseppe Di Rosa, al commissario straordinario di palazzo dei Giganti Luciana Giammanco.

«Non è mia intenzione - ha subito chiarito Di Rosa - discriminare, né negare il diritto alla cura. Ritengo però doveroso che, in questo contesto storico e dato l'allarme internazionale sul rischio nuove epidemie, lo stato di salute di chi proviene da zone a rischio sia verificato da un medico ed eventuali patologie siano curate, senza rischi per gli altri cittadini».

«Il migrante prima era l'invasore, ora è il contaminatore, l'untore di manzoniana memoria - ha detto ieri il direttore della Caritas diocesana di Agrigento, Valerio Landri - . Ancora una volta ci si confronta con l'immigrazione in maniera sbagliata: prima ancora di guardare se un uomo ha un problema da gestire, si cavalca la xenofobia. Perché provvedimenti del genere non si propongono piuttosto per i mafiosi o per coloro che sono in odor di mafia? Perché non si propongono per gli evasori fiscali che hanno drammaticamente ucciso questa terra? Perché mafiosi ed evasori non li espelliamo dalla nostra città? Richieste del genere generano - aggiunge Valerio Landri - tensione sociale, rigetto dello straniero. Perché lo straniero verrebbe a significare malattia, morte. C'è da vedere invece la persona che ha una sua storia, con motivi veri, drammatici, che lo hanno portato al viaggio. Se invece li vediamo quali possibili untori quale società agrigentina possiamo costruire? Nessuna, credo davvero nessuna! Sono molto perplesso».

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook