Crollo ad Agrigento, Zambuto chiede l'abbreviato

AGRIGENTO. Processo per il crollo di Palazzo Lo Jacono: il sindaco Marco Zambuto chiede il giudizio abbreviato. Dopo sei mesi di udienza preliminare, ieri mattina, i suoi difensori Giacomo La Russa e Antonino Gaziano hanno formalizzato la richiesta di rito alternativo. Si decide "allo stato degli atti", senza altre prove. In caso di condanna la pena sarà ridotta di un terzo. Per gli altri nove imputati, invece, sarà il giudice Ottavio Mosti a decidere se disporre il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere. Per tutti il processo continua il 2 luglio. Difficile, a questo punto, che la decisione del gup possa arrivare prima della pausa estiva.
La Procura ipotizza che il secentesco palazzo Lo Jacono Maraventano sarebbe crollato per "grave negligenza e imperizia": le indicazioni della Protezione civile sarebbero state disattese e i lavori di messa in sicurezza non sarebbero stati svolti in maniera adeguata. Per questo, il 25 aprile del 2011, tre giorni dopo la processione del venerdì santo, quando migliaia di persone sarebbero state travolte dalle macerie, la struttura monumentale, una delle più antiche e di pregio della città, crollò. L'inchiesta, coordinata dal procuratore Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal pm Santo Fornasier, dopo la prima perizia tecnica aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Marco Zambuto e di altre sei persone fra tecnici e funzionari comunali. Alcuni di loro nei mesi successivi furono convocati e interrogati. Si tratta di Giuseppe Principato, capo dell'Utc di Agrigento; Calogero Tulumello, funzionario di Palazzo dei Giganti; Attilio Sciara, capo della Protezione civile comunale; nonché Gaspare Triassi, Marcello Cappellino e Andrea Patti, componenti del collegio di progettazione e di direzione dei lavori urgenti per la messa in sicurezza dell'edificio del centro storico. A loro si sono aggiunti Giuseppe, Calogero e Carmelo Analfino di Agrigento, responsabili della ditta "Edil.Co.A" che ha eseguito i lavori. All'accusa iniziale di disastro colposo, contestata a tutti, se ne sono aggiunte altre.
Al sindaco Zambuto, coinvolto nell'inchiesta nella qualità di "ufficiale di governo e autorità di Protezione civile", viene contestata anche l'omissione di atti di ufficio: secondo i pm "nonostante le numerose segnalazioni di cittadini e pubbliche autorità avrebbe omesso di adottare ordinanze urgenti per la rimozione dei rischi". Il solo Triassi è accusato di falso ideologico perchè, nella qualità di direttore dei lavori, avrebbe attestato contrariamente al vero la circostanza che le opere procedevano in maniera regolare. E poi ancora: lo stesso Triassi, Tulumello e Principato sono accusati di alcune violazioni del codice dei Beni culturali perché non avrebbero adempiuto alle formalità richieste (comunicazioni preventive e presentazione di progetti) durante i lavori di messa in sicurezza. Secondo l'ipotesi della Procura, i dieci imputati, nelle rispettive qualità, avrebbero posto in essere fra il 2008 e il 2009 interventi del tutto inadeguati per ripristinare la sicurezza dell'immobile. Quasi tutti i difensori hanno già illustrato la propria arringa. Nell'udienza precedente hanno concluso gli avvocati Sergio Alletto e Nicola Grillo (che hanno chiesto il non luogo a procedere per Principato) e Maria Calcara per i tre Analfino (Calogero è il noto cantante dei Tinturia) e Sciara.

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