«Pressioni per far assumere la figlia», chiesta condanna dell’ex sindaco di Licata Graci

AGRIGENTO. «L’ex sindaco di Licata Angelo Graci fece pressioni illegittime contro l’allora amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, e in cambio della consegna degli impianti idrici voleva che assumesse la figlia».
Il pubblico ministero Giacomo Forte non ha dubbi: «Non ci fu alcuna trattativa legittima, nè è vero che l’assunzione sarebbe stata un suo diritto perché altrimenti non si capisce perché prospetta di far valere il suo potere di sindaco su Girgenti Acque».
Alla fine della requisitoria è arrivata la richiesta di condanna: 9 mesi di reclusione per l’accusa di istigazione alla corruzione. «La Procura – ha spiegato il pm ai giudici della prima sezione penale presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni – avrebbe anche potuto contestargli il reato più grave di concussione. È stata una scelta di prudenza e garanzia, ma sulla sua responsabilità non ci sono dubbi».
L’inchiesta - coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo - ipotizza che dietro la consegna degli impianti idrici dai Comuni a Girgenti Acque (passaggio dovuto alla privatizzazione del servizio idrico) ci sarebbero state pressioni indebite. A commetterle, sostiene l’accusa, l’allora sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto e l’ex di Licata, Angelo Graci. Quest’ultimo, difeso dagli avvocati Gianfranco Pilato e Antonino Casalicchio, ha scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio per l’accusa di istigazione alla corruzione. Graci avrebbe cercato di ottenere l’assunzione della figlia. Petrotto avrebbe invece chiesto 1.700 euro al mese da Giuffrida. L’ex sindaco di Racalmuto ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a quattro mesi di reclusione in due gradi di giudizio: l’accusa iniziale è stata però riqualificata in quella, meno grave, di istigazione alla corruzione. Era accusato di tentata concussione (e di altri reati) anche l’ex presidente del consorzio Tre Sorgenti, l’avvocato racalmutese Calogero Mattina: secondo i pm avrebbe chiesto a Giuffrida una somma imprecisata in cambio della consegna degli impianti.
Il professionista ha patteggiato un anno e otto mesi di reclusione. L’inchiesta “Sorgente” partì nel 2008 dopo le denunce di Giuffrida che riferì alla polizia e alla Procura di avere subito pressioni in cambio della consegna degli impianti. Come primo passo furono disposte intercettazioni telefoniche e ambientali. L’indagine consentì di scoprire pure un presunto giro di spaccio di droga che avrebbe avuto come base operativa il consorzio Tre Sorgenti che ha sede a Canicattì.
In questo stralcio sono imputati pure i canicattinesi Fabio Corbo e Salvatore Gettino, 28 e 32 anni (difesi dall’avvocato Calogero Meli), accusati di spaccio: il pm Forte per loro ha chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Si torna in aula il 17 aprile per le arringhe delle parti civili (Confindustria e Consorzio Tre Sorgenti, rappresentate dai legali Giuseppe Scozzari e Rosario Didato) e degli avvocati della difesa.

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