Prima si guasta la nave, poi il maltempo: bloccati a Porto Empedocle 25 linosani

La motonave Veronese sostituisce la «Palladio» danneggiata da un incendio. Ma i collegamenti non riprendono
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. «Dopo la scampata tragedia una miriade di disagi» per venticinque lampedusani e linosani bloccati da otto giorni a Porto Empedocle perchè il traghetto "Paolo Veronese", che ha sostituito il "Palladio"' dopo l'incendio in sala macchine di martedì 6 febbraio, è fermo perchè le condizioni meteomarine non gli consentono di prendere il mare. Tra loro vi sono una bimba di un anno e mezzo e un bambino di sei anni che sono stati vaccinati ad Agrigento. Dopo l'incendio e i soccorsi sono stati ospitati in un albergo di Porto Empedocle "ma poi siamo stati abbandonati anche dal nostro sindaco. Un vaccino per i bimbi che costa una decina di euro ci sta costando quasi duemila euro sperando che ci possano trasferire a Lampedusa in elicottero al più presto considerando che la nave non partirà forse fino a domenica", ha detto Renato Errara, bloccato insieme alla moglie Elvira Tuccio e alla bimba. «Nessuno sta considerando che abbiamo vissuto momenti peggiori di quelli vissuti sulla nave Concordia affondata al Giglio: abbiamo visto subito il fuoco e siamo stati invasi dal fumo. Io e mia moglie avevamo deciso di buttarci a mare con la bimba, per fortuna poi l'equipaggio ci ha dato le indicazioni su cosa fare». Invano da anni i lampedusani chiedono una motonave efficiente. Ieri hanno incontrato il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi per chiedere il trasferimento in elicottero. Della vicenda si sta occupando anche il presidente della Regione Rosario Crocetta. «È fuori da ogni logica di una società civile che le mamme di Linosa e Lampedusa debbano affrontare i costi del viaggio fino ad Agrigento per fare vaccinare i propri figli e poi non poter far rientro a casa perché la nave non riparte», ha detto D'Orsi che si è attivato per cercare una soluzione immediata trovando una disponibilità da parte dell'ingegner Costa della Protezione Civile regionale, e contestualmente allertando il sindaco di Lampedusa, affinché lo stesso deliberi lo "stato di emergenza" consentendo così di ospitare in un albergo della città queste venticinque persone. D'Orsi ha anche chiesto un intervento al presidente della Regione Crocetta affinché si «ponga fine alla vergogna nazionale di una popolazione isolata e prigioniera dell'inefficienza di questi collegamenti a singhiozzo. Non si possono più consentire questi sequestri di persona di agrigentini costretti per una banale vaccinazione dei propri figli ad affrontare le spese di viaggio e poi scoprire che non possono far ritorno a casa perché la nave è in avaria, è una terrificante situazione - ha concluso D'Orsi - che mortifica la società civile». 

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