Gesa, riesplode l’emergenza rifiuti

L’autorizzazione a conferire nella discarica di Gela è servita solo a svuotare gli automezzi già pieni. Gli operai dicono «no» allo straordinario
Agrigento, Archivio

AGRIGENTO. Riesplode lo stato di emergenza nell’intero comparto rifiuti ad Agrigento e in altri 18 comuni della provincia. La decisione del Dipartimento regionale per l’emergenza rifiuti di firmare un decreto con cui autorizzava il conferimento in discarica agli automezzi delle imprese di Gesa, nell’impianto di contrada Timpazzo a Gela, non è servita a molto. Ieri mattina infatti, gli operai delle ditte dell’Ati, giunti a Gela con il loro carico di rifiuti, hanno dovuto aspettare fino alle 9 prima di potere scaricare i mezzi perché i responsabili non avevano ricevuto alcuna comunicazione che disponesse e autorizzasse i mezzi dell’Ato Ag2. Una volta sbloccato l’aspetto burocratico, si è dovuto aspettare che scaricassero gli autocompattatori del nisseno con la conseguenza che sono tornati ad Agrigento intorno alle 14. Una volta in sede, le imprese hanno chiesto agli operai se volessero effettuare turni in straordinario per svuotare i cassonetti lavorando sia ieri pomeriggio che nella giornata di oggi, ma è stato risposto che essendo in stato di agitazione, non avevano intenzione di tornare in servizio. La conseguenza di tutto questo è che di fatto, la raccolta è bloccata da mercoledì scorso e in alcune zone della città, la situazione sta cominciando lentamente a precipitare. Domani (lunedì) inoltre, inizieranno i due giorni di sciopero degli operatori ecologici che protestano per i ritardi nei pagamenti degli stipendi, sciopero che i sindacati avevano chiesto venisse posticipato di qualche giorno proprio per permettere la raccolta, ma anche in questo caso, tra i lavoratori è prevalsa la linea dura.
Dal canto loro, i sindacati sono ancora in attesa di una risposta del prefetto di Agrigento Francesca Ferrandino alla quale, il 29 ottobre scorso avevano chiesto la convocazione di un incontro urgente fra tutte le parti interessate dalla vertenza per evitare di arrivare a situazioni vergognose come quelle di poche settimane addietro tra il silenzio assordante della politica troppo impegnata a leccarsi le ferite di una sconfitta elettorale trasversale. «Non è stato dato alcun riscontro alla nostra richiesta – spiegano i segretari di Cgil, Cisl e Uil di categoria – e non possiamo a questo punto garantire che lo sciopero non proseguirà ad oltranza visto che gli operatori ecologici non hanno intenzione di abbandonare o di abbassare i toni della loro protesta». E tanto per non farsi mancare nulla, giorno 12 novembre, scade l’ultimatum delle ditte del Raggruppamento temporaneo di imprese con l’Iseda capofila, che ha annunciato la sospensione del servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti se non verrà trovato un modo per pagare i loro crediti che ammontano a circa 11 milioni di euro.
Una situazione più grave delle altre, visto che stanno convergendo in un unico momento, le rivendicazioni economiche di tutte le categorie del comparto rifiuti. La Gesa attende risposte dalla Regione per importanti anticipazioni, le imprese e i fornitori di servizi aspettano soldi dalla Gesa che di fatto non li ha anche perchè non li fabbrica e i lavoratori aspettano i soldi dalle imprese che non li hanno perchè non vengono a loro volta pagate.

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