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«La polizia penitenziaria una "cosca di parte"»: bufera sulle parole di un giudice di Agrigento

Agrigento, Politica
Il Palazzo di giustizia di Agrigento

Durante un convegno («Carcere. Non solo privazione della libertà») che si è tenuto lo scorso sabato, 26 novembre, all’associazione culturale Atena, a Canicattì, nell’Agrigentino, uno dei partecipanti, il giudice di sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ha detto, tra l'altro, che l’azione disciplinare nei confronti dei detenuti «negli istituti penitenziari locali, ultimamente, è scaduta. Si crea così un caos e chi deve essere rappresentante delle istituzioni dello Stato, dimentica di esserlo e si convince di essere solo appartenente - uso le virgolette - a una “cosca di parte”. Ed ecco che si verificano casi come Santa Maria Capua Vetere. Ci sono le cosche dei camorristi e le cosche che portano una cosa blu addosso».

Le parole di Carlisi - presente insieme a esponenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino e della Camera penale di Agrigento - vengono ora stigmatizzate da tanti. «Come capo del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria - dichiara il numero 1 del Dap, Carlo Renoldi - esprimo sincero stupore per le dichiarazioni del magistrato di sorveglianza di Agrigento, le quali suonano come oggettivamente offensive nei confronti degli appartenenti al Corpo della polizia penitenziaria. Spero che intervengano, al più presto, parole atte a rettificare un giudizio altrimenti inaccettabile».

Per il senatore leghista, Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, «le dichiarazioni rese dal giudice Walter Carlisi nell’ambito di un convegno feriscono me e il Corpo della polizia penitenziaria, costituito da donne e uomini che operano spesso in condizioni di difficoltà e senza le adeguate tutele. A tutti loro esprimo la mia gratitudine e la mia solidarietà. Nelle istituzioni servono equilibrio e rispetto, quando si parla e quando si agisce. Impegniamoci tutti affinché questo Paese faccia passi in avanti, evitando polemiche che servono solo a dividere».

Donato Capece, segretario generale del Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria, dice che trova le parole del giudice di «inaudita gravità». E aggiunge che l’intervento è avvenuto «in un consesso in cui per altro non vi era alcun appartenente al Corpo di polizia penitenziaria o all’amministrazione penitenziaria che avrebbe potuto replicare e che è stato registrato e diffuso su Radio Radicale. Queste parole appaiono inaccettabili per gli appartenenti al Corpo, e credo che il ministro della Giustizia Carlo Nordio gliene dovrebbe chiedere conto». Il Sappe, dice Capece, «ha già dato mandato a uno studio legale di predisporre ogni utile intervento ed iniziativa a tutela dell’onorabilità di chi in carcere lavora in prima linea».

Anche il Consipe (Confederazione Sindacati Peni) reagisce. «Un grave danno all’immagine di tutto il Corpo di polizia penitenziaria», dice il presidente Mimmo Nicotra, affermando che il magistrato «ha di fatto dichiarato che talvolta chi rappresenta lo Stato nelle carceri - vale a dire il Corpo di polizia penitenziaria - tralascia la propria funzione istituzionale per identificarsi in una “cosca di parte”, una "cosca di camorristi"». «Tutto ciò - per il Consipe - è semplicemente inaccettabile». «Ogni parola - aggiunge Nicotra - è superflua se non quella con la quale chiediamo al guardasigilli di intervenire nell’immediatezza per affermare il delicato e complesso ruolo istituzionale che ogni giorno le donne e gli uomini della polizia penitenziaria con i loro sacrifici contribuiscono a rendere più sicura la nostra società. Non è possibile - conclude Nicotra - che un magistrato della Repubblica oltraggi un Corpo di polizia dello Stato come mai prima d’ora».

Interviene anche Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria. «Siamo sorpresi e sconcertati dalle parole del magistrato di sorveglianza di Agrigento, Walter Carrisi, il quale nel corso di un convegno a Canicattì si è espresso con frasi forti e colorite nei confronti delle donne e degli uomini del Corpo di polizia penitenziaria o, quanto meno, di una parte di loro. Vogliamo sperare - aggiunge - che siano frutto solo di un’eccessiva e al tempo stesso iperbolica semplificazione dialettica e che non volessero né denigrare né mettere in dubbio l’integerrimo valore degli appartenenti alla polizia penitenziaria che ogni giorno garantiscono legalità e umanità nelle frontiere penitenziarie, ben al di là del dovere che discende dal rapporto sinallagmatico con lo Stato e non di rado letteralmente abbandonati da quest’ultimo». De Fazio sottolinea ,'esigenza che «non vengano alimentati dissapori o addirittura conflitti fra quelle "istituzioni dello Stato" da egli stesso richiamate, auspichiamo pertanto che il dottor Walter Carrisi voglia chiarire il suo pensiero».

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