Agrigento

Domenica 31 Agosto 2025

Libero l'ex pugile che rapì il piccolo Tommaso Onofri, il dolore della mamma: «Non perdono»

Rapì il piccolo Tommy, morto quasi subito dopo l’essere stato sequestrato. Ora è libero. Salvatore Raimondi, l'ex puglile, che la sera del 2 marzo 2006 prese dal seggiolone Tommasso Onofrio, appena 18 mesi, nella sua abitazione di Casalbaroncolo, è uscito definitivamente dal carcere di Forlì nelle scorse settimane, dopo un periodo di semilibertà. Lo riporta la Gazzetta di Parma. Raimondi era stato condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio del bambino, dopo essere stato il primo della banda a confessare il rapimento finito tragicamente; già nel 2022 avrebbe potuto essere libero, ma a quella pena se ne era aggiunta un’altra per estorsione nei confronti di un detenuto.

La mamma di Tommy: «Noi condannati a vita»

«Prima o poi me l’aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre», è il commento della madre del piccolo Tommy, Paola Pellinghelli, intervistata dalla Gazzetta di Parma. «A nessuno dei tre auguro del male: se sono credenti, faranno i conti con Dio. Ma non voglio sentire parlare di perdono», aggiunge la donna. «Per me sono tutti e tre sullo stesso piano. Non perché ha aiutato la giustizia, è diverso dagli altri o meno responsabile».

Il tragico rapimento

Raimondi, con Mario Alessi di San Biagio Platani, aveva prelevato il bambino e venne arrestato circa un mese dopo, il primo aprile insieme ad Alessi e alla sua compagna Antonella Conserva. Il corpo di Tommy venne trovato poco dopo in un casolare. A tradire Raimondi, che aveva lavorato per gli Onofri alla ristrutturazione della loro casa, portando gli investigatori sulla pista dei tre era stata una impronta lasciata sul nastro adesivo usato per legare la famiglia. Secondo il suo racconto, poi confermato dai processi, a uccidere Tommaso era stato Alessi. Il bambino venne sequestrato nell’abitazione di famiglia nel piccolo centro della provincia di Parma per chiedere un riscatto, dato che Raimondi e Alessi erano convinti che gli Onofrio avessero diponibilità economiche consistenti. Tommy, però, venne ucciso poco dopo il rapimento, forse perchè i rapitori si sentivano braccati. Anche Alessi aveva lavorato come muratore nella ristrutturazione della casa degli Onofri, impiegati delle Poste che avevano due bambini e che avevano deciso di lasciare Parma per trasferirsi nella borgata rurale ai confini con Sorbolo. Alle 19.45 di quel 2 marzo 2006, la corrente elettrica nella loro casa saltò, e quando Paolo Onofri uscì per verificare perchè era scattato il contatore, due uomini a volto coperto lo aggredirono, minacciarono con un coltello e una pistola, entrando in casa. I due si fecero consegnare soldi, poi legarono i coniugi e il bambino più grande con il nastro adesivo da pacchi e portarono via Tommy. Il caso tenne viva l’attenzione degli italiani a lungo, con appelli lanciati anche dal palco dell’Ariston a Sanremo per liberare il bimbo, così come da papa Benedetto XVI e da Franca Ciampi, moglie del presidente della Repubblica Carlo Azeglio. Le indagini a tappeto, con 250 provvedimenti di intercettazione della procura di Bologna, faticavano a portare risultati, anche perchè non arrivarono richieste di riscatto, se non di millantatori. Alla trasmissione Chi l’ha visto venne inoltrata una segnalazione, rivelatasi poi falsa, di indumenti e medicinali trovati lungo le sponde del Taro. E ci furono anche due sensitive convinte di poter trovare il piccolo o almeno il suo corpo, e un ex affiliato alla ‘ndrangheta, Pasquale Gagliostro, che raccontò di un conterraneo che gli aveva proposto un sequestro lampo di un bambino figlio di impiegati alle Poste. la procura infine cominciò a interrogare chi aveva lavorato nella proprietà degli Onofri. Una conversazione intercettata tra la moglie del capocantiere e Alessi portò gli inquirenti a focalizzarsi sulla sua posizione e in parallelo i Ris attribuirono l’impronta a Raimondi.

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