CINEMA

Al Farm Film Festival di Favara il documentario Tumarankè girato da 38 giovani migranti

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Dopo il tour estivo nei principali festival in giro per l’Italia, il film documentario Tumarankè sarà presentato domenica 25 agosto al Farm Film Festival, la manifestazione internazionale di cinema in programma dal 23 al 26 agosto al Farm Cultural Park di Favara.

Il documentario è stato interamente girato con lo smartphone da 38 migranti minori non accompagnati, prodotto da Dugong Films in associazione con Offf.  Tumarankè - parola che in lingua bambara definisce chi si mette in viaggio alla ricerca di un futuro migliore - è il risultato del progetto Re-future che ha coinvolto il gruppo di minori in un workshop di educazione all'immagine e film making.

Un percorso lungo un anno per sensibilizzare e stimolare il loro sguardo sulla realtà e imparare a esprimersi utilizzando in modo più consapevole lo strumento che ognuno di loro ha in tasca, lo smartphone. Sono proprio i giovani “viaggiatori” i protagonisti di questo film corale.

Ne esce un affresco della loro vita in Italia, la comunità dove risiedono, le nuove amicizie, i sogni, le fragilità, i momenti di solitudine, la nostalgia di casa, la scuola, il lavoro e poi l'inserimento in un nuovo paese dove giorno dopo giorno, mentre imparano una lingua, scoprono e ci fanno scoprire che una cultura dell’inclusione è possibile, gettando così le fondamenta per un futuro comune.

Il documentario apre una finestra sulla loro vita quotidiana per la prima volta vista dal loro personalissimo punto di vista. Un diario intimo e sorprendente, che trasforma l’obiettivo dello smartphone in uno strumento per mettersi in gioco in prima persona, per raccontare e condividere un’esperienza. Ma non solo.

Perché ad emergere è anche uno spaccato della nostra società contemporanea vista attraverso i loro occhi. Un modo per riflettere anche sui punti di forza e le criticità del complesso sistema europeo dell’accoglienza. C’è Mor, diciassettenne del Gambia che si riprende mentre scrive un diario per poter raccontare un giorno ai suoi figli questo momento della sua vita.

Ahmed, della Costa d’Avorio, che non ha ripreso mai se stesso ma ha filmato con spirito documentaristico i suoi amici, le lezioni a scuola, e la vita a Ortigia. Lamindella Guinea che adesso lavora in un negozio di riparazione elettronica e si filma soddisfatto mentre ripara uno smartphone e formatta un computer.

Meka, del Mali che ama il rap e i piccioni viaggiatori, il suo nome d’arte è Big Boss e si filma mentre a suon di rap racconta la sua storia, dal Mali al Niger alla Libia e poi finalmente in Italia, la sua canzone dedicata proprio ai “tumarankè” i viaggiatori che inseguono i loro sogni.

La fase di montaggio del film è stata curata da Marta Tagliavia e Camilla Paternò che hanno lavorato partendo dai quasi 1000 video realizzati dai ragazzi nel corso dell’anno per strutturare il film.

"Abbiamo cercato in tutti modi di coinvolgere anche le ragazze, ma alla fine purtroppo non hanno potuto partecipare al progetto perché non possono avere un telefono fino al compimento della maggiore età - spiega Marta Tagliavia - sono spesso vittime di tratta e il rischio di essere intercettate dai trafficanti sarebbe troppo alto".

"Per i nativi digitali il video e i social sono ormai un’estensione tecnologica della conoscenza. I migranti minori vivono a cavallo di due mondi, hanno alle spalle storie incredibili e come tutti gli adolescenti hanno bisogno di ridefinire gradualmente la loro identità", afferma Camilla Paternò.

Il progetto ha avuto il supporto del fondo Creative Europe dell’Unione Europea ed è realizzato attraverso la partnership di diverse realtà produttive europee tra Francia, Svezia e Turchia, ed è stato realizzato con la collaborazione dell’Associazione Accoglierete di Siracusa, della Fondazione Pianoterra, e dell’Università Telematica Uninettuno.

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