IL CASO

Siculiana, il viadotto mai completato diventerà un giardino pensile

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Ponti che cadono a pezzi, ponti sospesi nel vuoto, ponti smontati e mai più ricostruiti. È variegato il panorama dei viadotti agrigentini, alcuni sotto la lente di ingrandimento dopo la tragedia di Genova. Il caso più clamoroso è rappresentato dall’omonimo del viadotto genovese, quel ponte «Morandi» oggi ancora oggetto di un’inchiesta dopo la chiusura avvenuta circa 17 mesi fa. A settembre si discuterà se aprire o meno questo viadotto che necessita di un’opera di ristrutturazione calcolata per circa 20 milioni di euro.

Nonostante la gara già avviata, per l’affidamento dei lavori, adesso l’Anas ha aperto ad una sua possibile demolizione che coinciderà con lo studio di altre vie alternative per il collegamento tra Agrigento e Porto Empedocle, nel bel mezzo della terra del Kaos, dove nacque Pirandello.

E proprio lo scrittore premio Nobel avrebbe tanto da scrivere sulle situazioni paradossali in cui si trovano i ponti agrigentini: a Favara, nel territorio che però fa capo ad Agrigento, lì da più di un anno il ponte «Petrusa» è stato smontato nell’ambito dei lavori che hanno donato alla provincia il raddoppio della Ss. 640, ma non è stato più ricostruito e nonostante i proclami - Musumeci e la Meloni fecero una diretta nel ponte chiuso prima delle elezioni regionali – oggi quelle 50 famiglie sono costrette ad allungare il percorso per raggiungere il capoluogo di circa 10 km, trovandosi sprovveduti in caso di emergenze, in quanto lo smontaggio di quel piccolo ma essenziale ponte ha reso distante anche l’ospedale.

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