ANIMALI

Tartarughe marine tornano sulle spiagge italiane: nido anche a Lampedusa

Da Lampedusa a Montalto di Castro, da Pisticci a Piombino, passando per Pollica, Brancaleone e il Salento.

Tornano a nidificare sulle spiagge italiane le tartarughe marine. L’ultimo nido è stato scoperto dai alcuni bagnanti che passeggiavano in riva al mare nel Salento: 100 uova di tartaruga Caretta-Caretta pronte alla schiusa sulla spiaggia di Torre Lapillo, nel Leccese. Dalle luci ai rumori eccessivi, sono numerosi i pericoli per i nuovi nati che devono raggiungere il mare e da Legambiente arrivano i consigli per i 'lidi amici'.

Numerosi sono i nidi di tartaruga marina segnalati e messi sotto osservazione sul litorale italiano. Nei giorni scorsi a Lampedusa è stato deposto un uovo sulla spiaggia della Guitgia e il personale della riserva ha recintato e segnalato il nido per proteggerlo. La tartaruga è la stessa che ha deposto le uova sull'isola nel 2016, era stata marcata dal personale della Riserva.

Stessa scena si è ripetuta, sempre nei giorni scorsi, nel Cilento, dove sulla spiaggia di Ascea è spuntata una tartaruga marina che ha deposto le uova per poi riprendere la via del mare. E poche ore fa su una spiaggia del Salento, a Torre Lapillo, uno smottamento di sabbia sotto i piedi di alcuni bagnanti ha rivelato un nido con almeno 100 uova di tartaruga Caretta-Caretta. Si è attivata la macchina dei soccorsi e la nidiata è stata salvata dai professionisti dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo. L’area sarà monitorata sino alla schiusa che potrebbe avvenire entro le prossime due settimane.

Dai rifiuti abbandonati ai trattori per la pulizia delle spiagge, dalle ondate di calore alle mareggiate, dai predatori alle luci e i rumori eccessivi, sono numerosi i pericoli per i nuovi nati che devono raggiungere il mare. Per questo Legambiente ha stilato una decalogo per i 'lidi amicì, con consigli per gli amministratori locali e i gestori di stabilimenti. Fa parte del progetto TartaLife che ha l’obiettivo di tutelare le tartarughe marine nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare e ridurne la mortalità nelle attività di pesca professionale.

«Preservare i lidi di deposizione e stimolare la collaborazione dei pescatori sono i due elementi chiave per la salvaguardia della tartaruga marina», dice Alessandro Lucchetti, Cnr-Ismar, capofila del progetto. «E' importante sensibilizzare tutti a mantenere l’ambiente costiero il più possibile integro e pulito, senza immettere nulla di estraneo per favorire la conservazione della biodiversità», sottolinea il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. Secondo un recente studio dell’Università di Siena oltre il 70% delle tartarughe esaminate aveva ingerito rifiuti plastici.

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