CALCIO

Akragas, corsa contro il tempo per salvare la società

di
Akragas, Calcio, serie c, Agrigento, Sport
L'allenatore Mauro Miccichè

Cala il sipario sulla stagione dell’Akragas. La formazione agrigentina chiude con l’ennesima figuraccia il campionato e dà l’addio alla Serie C con la sconfitta numero ventisette.

La squadra allenata da Mauro Miccichè, che per le ultime settimane della stagione ha preso il posto di Leo Criaco, pur figurando ufficialmente come suo vice, ha lasciato il bottino pieno al Fondi che ha bissato lo stesso risultato dell’andata, vale a dire il tre a zero.

L’Akragas ha retto quarantacinque minuti e poi la formazione laziale ha spazzato via anche l’ultimo obiettivo di chiudere il torneo e salutare il calcio professionistico con un risultato positivo o, quantomeno, dignitoso.

Al fischio finale della gara di domenica sera, è stato deciso il «rompete le righe» per tutti i giocatori e lo staff tecnico.

Qualcuno era stato già liberato in anticipo. Come lo sloveno Urban Zibert che aveva chiesto alla società di rientrare a casa e raggiungere la famiglia con qualche giorno di anticipo.

Il calvario, adesso, è finito per tutti. In città, dopo quasi otto mesi di esilio a Siracusa, la retrocessione e la conclusione della stagione sono stati accolti in maniera fredda.

La distanza geografica dalla squadra, costretta per tutta la stagione a giocare a Siracusa dopo l’alt imposto dal consiglio federale a disputare una nuova stagione, ha raffreddato sia l’entusiasmo che la polemica per un rendimento disastroso della squadra che, dopo tre cambi di guida tecnica, comprese le penalizzazioni inflitte per mancati pagamenti di contributi e ritenute varie, ha concluso con un imbarazzante punteggio di sei punti in classifica.

Il campionato proseguirà per le altre squadre ma non per l’Akragas che osserverà un turno di riposo: il numero di squadre del girone C della Serie C, infatti, è dispari e a turno una squadra osserva un turno di riposo.

Da oggi parte con maggiore slancio il piano per salvare la società. L’unica strada porta all'imprenditore iraniano Karimoue che, dopo settimane di trattative, contatti e aggiornamenti a distanza, ha comunicato al principale interlocutore della società, l’avvocato e socio del club Enzo Caponnetto, che la sua intenzione è quella di tornare in Italia e acquistare il club.

Dalle informazioni che giungono da Teheran pare che siano state definite anche le modalità logistiche e finanziarie del subentro. Per venire in Italia, però, servono i visti per Karimoue e i suoi collaboratori. Per questo serviranno alcune settimane per avere il via libera.

Per gli sportivi agrigentini inizierà un’attesa snervante anche perché l’incertezza attorno all'operazione resta particolarmente elevata. Il problema, peraltro, è che non ci sono alternative di nessuna natura.

O la società sarà ceduta a Karimoue che, da quello che si apprende, non la rileverà con alcuna holding ma lo farà in prima persona con le risorse della sua famiglia, oppure non ci sono alternative alla scomparsa dal panorama calcistico.

L’attuale proprietà, che quest’anno a mala pena è riuscita a garantire stipendi e spese minime per le trasferte, non ha alcuna intenzione di iscrivere la squadra in Serie D.

All'orizzonte non c’è nessun contatto dopo il fallimento di varie trattative, qualcuna anche abbastanza folcloristica nel corso della stagione. Il possibile futuro acquirente del club, molto noto e facoltoso in Iran, avrebbe persino in mente di chiedere il ripescaggio e realizzare una serie di attività connesse al calcio.

Adesso, però, bisognerà anche fare i conti con il tempo. Ci sono al massimo un paio di mesi per concretizzare il subentro e mettere in moto la macchina organizzativa della società e, soprattutto, serviranno consistenti capitali.

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