L'EVENTO

Agrigento, il festival del Mandorlo in Fiore guarda al 2019 tra folklore e impegno sui migranti

AGRIGENTO. La magia dei colori e dei suoni, le danze in costume nello scenario fascinoso dei templi greci, gli storici carretti siciliani che si incrociano con le 'torri umanè degli artisti di strada. E poi musica, teatro, reading per grandi e piccini, la festa che dal maestoso sito archeologico invade il centro storico della città che fu di Empedocle e poi di Pirandello in un crogiuolo di incontri e di culture che dalla Sicilia abbracciano il Mediterraneo.

Ad Agrigento il Festival del Mandorlo in fiore compie 74 anni, dal 2016 in collaborazione con l’Unesco, e guarda all’edizione 2019 - dieci giorni nel prossimo mese di marzo - con un programma già fitto di eventi, sempre più puntati all’incontro e allo scambio tra patrimonio storico e cultura immateriale, ma anche all’inclusione e all’accoglienza, alla concordia tra i popoli, tra testimonianze di mondi lontani e spazio ai più fragili tra i tanti migranti che ogni giorno arrivano in Italia alla ricerca di un futuro migliore.

E così tra una sfilata e uno show cooking, tra una performance di saltimbanchi e la messa in scena per i bimbi delle fiabe popolari raccolte nell’Ottocento da Giuseppe Pitré, la poetica festa della fioritura dei mandorli, nata nel 1934 come sagra popolare nella piccola città di Naro poi spostata ad Agrigento e dal 1954 arricchita dal Festival internazionale del folclore, diventa un’occasione d’oro anche per il turismo siciliano, da tempo impegnato, come ricorda l’assessore Sandro Pappalardo, a trovare occasioni per convincere i turisti a riempire alberghi e bed and breakfast anche nei mesi più lontani dalla stagione estiva.

Già nelle edizioni 2017 e 2018, intanto, racconta il direttore Giuseppe Parello fianco a fianco con il sindaco Calogero Firetto e il segretario generale della commissione Unesco Italia Enrico Vicenti, i numeri premiano chi in questi anni sta lavorando per il rilancio. Nell’edizione che si è da poco conclusa, per esempio, gli spettacoli del festival internazionale del folclore hanno registrato un incremento di pubblico del 73,6 per cento rispetto allo scorso anno. E le presenze di visitatori nella Valle dei templi nel corso della festa, sempre rispetto al 2017, sono aumentate del 38,92 per cento.

Finanziata per intero dalla bigliettazione del Parco (che ora è una istituzione autonoma), la manifestazione, precisa all’ANSA Parello, ha un costo medio di poco inferiore ai 500 mila euro e frutta ricavi per circa tre volte la cifra investita. A guadagnarci è anche il parco archeologico, fa notare ancora il direttore, sottolineando che grazie alle diverse iniziative messe in campo dalla gestione autonoma la Valle dei templi ha visto aumentare del 23 per cento nel 2017 i suoi visitatori, mentre già nei primi tre mesi del 2018 si è registrato un ulteriore incremento del 20 per cento. Una potenzialità su cui lavorare, anche per rilanciare le tante altre attrazioni di Agrigento, dagli Archi di Pasqua al turismo esperienziale a Sant'Angelo Muxaro.

E pure un trend in linea con le aspettative dell’Unesco che vede nella Sicilia, con i suoi sette siti inseriti nella prestigiosa lista (da sola la Trinacria ne ha tanti quanti l’Egitto), una regione strategica per il patrimonio dell’umanità. Perché se è giusto coniugare con sguardo olistico il patrimonio culturale a immateriale, interviene Vicenti, il punto da non dimenticare è anche un altro: la cultura «come strumento di crescita delle comunità».

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