L'INTERROGATORIO

Il favarese arrestato si difende: "Non ho mai toccato mia figlia"

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FAVARA. «Non ho mai toccato con un dito mia figlia, le accuse contro di me sono menzogne». Il netturbino cinquantenne, arrestato mercoledì con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni ai danni della figlia, si difende davanti al gip e nega le accuse che lo hanno fatto finire in carcere. L’uomo, assistito dal difensore, l’avvocato Davide Casà, attorno alle 9,30 è comparso nella saletta del carcere di contrada Petrusa per l’interrogatorio di garanzia al quale il pubblico ministero Alessandra Russo, titolare dell’inchiesta, ha voluto essere presente.

L’indagato ha risposto a tutte le domande negando con forza il contenuto della denuncia presentata dalla figlia che ha raccontato una serie di episodi raccapriccianti. La vicenda si inquadra in un contesto di particolare degrado sociale. La donna, dopo la separazione dal marito, era tornata a vivere dal padre insieme ai tre figli. Nella casa paterna, come ha scritto nella denuncia presentata ai carabinieri che hanno avviato l’inchiesta su incarico della Procura, avrebbe subito a lungo maltrattamenti, violenza fisica e abusi sessuali. La lista delle accuse è raccapricciante.

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