Fiori e boccioli diventano sculture di gesso, ad Agrigento le opere di Agnello

AGRIGENTO. Un’indagine sulla natura partendo dalle sue viscere.

Dai fiori, dai boccioli, dagli steli.

Che divengono il cardine, la chiave per penetrarla, accarezzarla, blandirla per poterla poi farla sbocciare in forme sinuose, materiche, nel gesso che viene plasmato.

Ad Agrigento, “Dalle Dure Pietre” raccoglie dieci installazioni dello scultore di Racalmuto, Giuseppe Agnello, realizzate negli ultimi due anni e divise tra gli spazi della chiesa di Santa Sofia nel Palazzo dei Giganti (inaugurazione: sabato 3 giugno, alle 19) e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi (inaugurazione: domenica 4 giugno alle 11).

La doppia personale dello scultore, curata da Alessandro Pinto, è organizzata dal oComune di Agrigento e dall’Ente Parco Archeologico, con il patrocinio delle Fam | Fabbriche Chiaramontane, del muRa | Museo di Racalmuto e dell’ Accademia di Belle Arti di Palermo e con il sostegno della FAMGallery di Agrigento che esporrà alcune opere a supporto del progetto.

Dieci dunque I lavori realizzati tra il 2015 e il 2017 e pensati appositamente per gli spazi espositivi: sette installazioni scultoree trovano posto nella chiesa di Santa Sofia, cappella annessa al Convento dei Domenicani, oggi sede del Comune di Agrigento. Dopo essere stata per quasi due secoli un deposito di oggetti smarriti e motorini sequestrati, poi abbandonata e diventa il primo teatro di Girgenti, la chiesa si apre finalmente all’arte. Altre tre installazioni di Agnello, sono state invece concepite per gli spazi esterni della Valle dei Templi, accanto al tempio di Giunone. Un vero e proprio inno alla natura che l’artista ha realizzato, partendo da elementi semplici come fiori, boccioli e semi. Ogni opera di Giuseppe Agnello indaga la forma propria degli elementi, con linguaggio prettamente scultoreo, fondato su un materiale predominante come il gesso.

Chi osserva, si trova di fronte a una natura che ha perso le sue caratteristiche abituali per trasfigurarsi in forme archetipiche che “invitano lo sguardo dell’osservatore ad approssimarsi il più possibile, a cogliere con un occhio-dito i contorni, il peso, la superficie e la materia della forma”, come scrive Alessandro Pinto nell’introduzione al catalogo. È un’esperienza tattile, un ritorno alla materia, come nella Valle dei Templi dove le opere sembrano “commemorare il momento in cui la vallata è stata scelta come sede dei templi votivi, e la roccia informe si è trasformata in struttura, dalle forme originarie delle piante e dei minerali alle forme archetipiche (la Sicilia, i boccioli, i rami), e ancora una volta alla mano che plasma e trasfigura la materia nata dalle dure pietre”.

In tutta la produzione dell’artista racalmutese, la natura è la fonte a cui attingere per la costruzione di forme e concetti, siano essi figure umane o elementi vegetali. La natura è il campo infinito da cui Giuseppe Agnello trae fonti, stimoli e connessioni con la sua idea di arte. La Sicilia di Agnello genera e viene generata dai boccioli. E’ un inno materico alla bellezza, ma anche a tutto ciò che potrebbe sbocciare, ma che rimane sulla soglia, una metamorfosi annunciata ma non ancora giunta.

Giuseppe Agnello (Racalmuto, 1962) ha partecipato a diverse esposizioni personali e collettive. Ha insegnato scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara, attualmente è docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Vive e lavora in contrada Serrone a Racalmuto (AG) e ha uno studio in via Colonna Rotta, a Palermo.

© Riproduzione riservata

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