Vetro e carta, ad Agrigento le opere impalpabili giapponesi

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Jun Sato, Kirigami
Jun Sato, Kirigami

AGRIGENTO. Opere impalpabili, di vetro e di carta, fragili come può essere fragile il tempo. Ma che, contemporaneamente, assorbono la tradizione del loro Paese e la trasportano indenne ai giorni nostri. Yumiko Kimura lavora materiali non convenzionali, cercando di catturare la luce; Jun Sato esalta la forma geometrica e la trasferisce su carta che sa di antico, ma con mezzi moderni come la fotografia.

I due artisti giapponesi, uniti dalla comune ricerca formale, sono i protagonisti di un inedito percorso che attraversa i secoli. Le loro opere, infatti, dopo un primo momento alla Valle dei Templi, saranno esposte alla FAM Gallery (via Atenea 91) di Agrigento dove domani (sabato 1 ottobre) alle 19 si inaugura la mostra, “Universi Geometrici. Yumiko Kimura e Jun Sato”, a cura di Cristina Costanzo, patrocinata dal Museum of Geometric and MADI Art di Dallas e inserita nel calendario delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia. Visite dal martedì alla domenica, dalle 17,30 alle 20,30 fino al 30 ottobre.

Il progetto espositivo raccoglie le opere, più recenti e orientate alla geometria, dei due artisti giapponesi, capaci di instaurare “un inedito dialogo non soltanto tra loro ma anche con lo straordinario luogo che le accoglie, offrendo così ampi orizzonti di pensieri e nuove affascinanti prospettive culturali”, spiega Cristina Costanzo. Una mostra che nasce “con l’intento di far incontrare il mito, la storia di Agrigento, terra per antonomasia dei greci, con il contemporaneo, inteso come forma di espressione artistica”, spiega Stefano Fossati, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Osaka.

Yumiko Kimura (Tokyo, 1961) ha studiato arte e design tra Giappone, Italia e Francia, maturando un linguaggio cosmopolita. Definita da Sakae Hasegawa poétesse du verre, impiega il vetro industriale float esplorandone le caratteristiche ottiche: disegno, taglio, lucidatura e collage non sono altro che elementi ricorrenti che danno vita a spirali, curve sinuose, angoli, movimento.

Nel 2005 a Parigi, dove vive dal 1999, Yumiko entra in contatto con le idee del Madi - movimento fondato nel 1946 a Buenos Aires da Carmelo Arden Quin - e ne condivide i principi di “non espressione, non rappresentazione, non simbolizzazione”. Il Madi stimolerà l’artista giapponese a superare i condizionamenti della tradizione, l’uso di materiali non convenzionali e la forte valenza ludica. Il passo ulteriore la porterà verso forme geometriche che lasciano le pagine per divenire pure opere d’arte.

Le opere di Jun Sato (Tokyo, 1947), che si è formato tra Tokyo, Bordeaux e Parigi, sono invece immagini puramente geometriche, la cui unicità è insita nel loro originale processo creativo. Jun Sato elabora un modello di carta secondo le antiche tecniche orientali dell’origami (折り紙) e del kirigami (切り紙) e successivamente realizza fotografie digitali, su cui interviene con la rielaborazione dei rapporti di luce e colore. Grazie all’esperienza maturata tra l’Oriente e l’Occidente, il suo immaginario vive di una cultura figurativa articolata che conosce a fondo l’arte europea del XX secolo e la tradizione giapponese, evocata nel ricorso alle tecniche di lavorazione della carta e nell’alternarsi del vuoto e del pieno secondo i principi Zen. Anche Sato abbandonerà felicemente la figurazione per approdare alla più recente serie di fotografie geometriche, esaltate da ritmo e luce.

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