Agrigento, a Camilleri la cittadinanza onoraria: la commozione dello scrittore

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ROMA. "Uno può vincere un premio letterario ma avere la cittadinanza onoraria significa che un intero paese ti dice 'voglio che tu sia dei nostri'. È un gesto di affetto e di stima che non può che gratificarmi e commuovermi". Così Andrea Camilleri ha sottolineato di essere onorato per il conferimento della cittadinanza onoraria di Agrigento conferitagli questa mattina in Campidoglio alla presenza del ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini.

"Troppi onori. L'onore è il mio", ha sottolineato lo scrittore.

Il conferimento della cittadinanza onoraria di Agrigento ad Andrea Camilleri, oggi in Campidoglio, "è la dimostrazione che la letteratura italiana può essere veicolo vincente nel mondo". Lo ha detto il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini.

"È come se tutto il Paese gli conferisse una cittadinanza onoraria", ha sottolineato il ministro parlando della sua presenza e riferendosi al conferimento del riconoscimento allo scrittore nella Protomoteca.

"Per me le possono scoprire come vogliono. Io adoro la nudità dell'uomo e della donna, soprattutto quella della donna naturalmente. Quindi non solo non mi fa effetto, purtroppo date le condizioni della mia vista non vedrei se sono coperte o scoperte. Dovrei toccarle e se per caso non è una statua che mi succede? Lasciamo perdere". Lo ha detto Andrea Camilleri a margine del conferimento della cittadinanza onoraria di Agrigento, oggi in Campidoglio a Roma, parlando delle statue capitoline coperte per la recente visita del presidente iraniano Hassan Rohani.

Una figuraccia?

"Vabbè una figuraccia. C'è gente - ha sottolineato - che trucca le macchine con ditte famose come la Volkswagen e quelle non sono figuracce? Le facciamo solo noi italiani le figuracce? Ci sono paesi dell'Europa che fanno figuracce peggiori delle nostre".

"Il nostro - ha continuato - è stato un gesto incauto e stupido, perché più conserviamo le nostre tradizioni e la nostra cultura e più possiamo affrontare l'incontro con l'altro".

"Una volta - ha raccontato lo scrittore - mi chiesero: ma lei è contento di essere europeo? Sì, sono felice di farmi fare un vestito da un sarto europeo purché i miei indumenti intimi, le mutande, la maglietta siano italiane. Così il vestito europeo mi cade meglio. Che significava? Significava: più noi facciamo il presepe quando va fatto e le statue le teniamo come sono fatte, senza mettere braghettoni e coperture, perché quella è la nostra cultura, più siamo forti e pronti ad affrontare il futuro".

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