AGRIGENTO

Tredici arresti coinvolti veritici della Agenzie delle Entrate

AGRIGENTO. Tangenti, favori e assunzioni in cambio dell'annullamento di procedimenti tributari già eseguiti o di informazioni riservate sugli accertamenti in corso. E' una bufera giudiziaria quella che investe i vertici dell'Agenzia delle Entrate di Agrigento, oltre a numerosi imprenditori e professionisti della città dei templi.

L'inchiesta della Procura, sfociata nell'esecuzione di 15 provvedimenti cautelari, ha fatto emergere quello che gli inquirenti hanno definito un vero e proprio "mercimonio". Solo per fare un esempio nei tre casi in cui è stato accertato l'annullamento illegittimo dei rilievi fiscali, il danno per l'erario sarebbe di oltre 3 milioni e 240 mila euro. L'operazione, denominata in codice "Duty free", è stata condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Agrigento.

Al centro dell'inchiesta l'iter "anomalo" di alcune pratiche all'Agenzia delle entrate. Tra i reati contestati, a vario titolo, agli indagati corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, falso materiale ed ideologico compiuto da pubblico ufficiale ed assenteismo.

Corruzione ad Agrigento, nomi e foto degli arrestati

Quattro le persone finite in carcere, sette coloro che sono stati posti ai domiciliari con l'obbligo del braccialetto elettronico, due i destinatari dell'obbligo di presentazione ai carabinieri, due coloro che sono stati sottoposti al divieto temporaneo di esercizio della professione medica.

Fra i destinatari delle misure cautelari anche il direttore provinciale dell'Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto, che all'epoca in cui scattò l'inchiesta era in servizio alla direzione regionale di Palermo, e il funzionario Vincenzo Tascarella. Secondo i magistrati della Procura Leto avrebbe accettato dall'imprenditore Marco Campione, legale rappresentante della Girgenti Acque, la promessa dell'assunzione della figlia nell'ufficio legale del consorzio idrico in cambio di un trattamento di favore.

Sia il direttore delle Entrate di Agrigento sia l'imprenditore sono stati posti ai domiciliari con l'obbligo del braccialetto elettronico. Nell'inchiesta figurano anche alcuni medici, come Giovanni Crapanzano e Santo Pitruzzella, ai quali è stato imposto il divieto temporaneo di esercizio della professione. Il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale, non è riuscito a nascondere il proprio sconcerto di fronte a quanto emerso dalle indagini.

"Sono sconvolto. Impiegati e funzionari dell'Agenzia delle Entrate - ha osservato - anziché compiere il loro dovere, facevano di tutto per favorire gli interessi degli imprenditori. Ed è grave che vi fosse anche il direttore". Dal canto suo l'Agenzia delle Entrate della Sicilia, in una nota, assicura "piena collaborazione" con i magistrati della Procura ed annuncia provvedimenti disciplinari esemplari "a partire dalla sospensione obbligatoria del servizio fino al licenziamento e alla costituzione di parte civile nel processo penale".

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