AGRIGENTO

Battute e non messaggi cifrati, revoca del 41 bis al fratello del boss

Agrigento, Mafia e Mafie
Gerlandino Messina

PORTO EMPEDOCLE. E' stato revocato il regime di 41 bis, il cosiddetto carcere duro, per Salvatore Messina, l'empedoclino condannato all'ergastolo al processo Akragas. Lo ha deciso il tribunale di Sorveglianza di Roma, accogliendo il ricorso del legale di fiducia di Messina, Salvatore Pennica.

Accolta la tesi della difesa secondo la quale le lettere inviate da Salvatore Messina al fratello Gerlandino, ex capo di Cosa Nostra Agrigentina, non contenevano messaggi cifrati ma semplici battute per sdrammatizzare la sua condizione di recluso.

Gerlandino Messina sconta l'ergastolo per associazione mafiosa. Appartiene alla famiglia dei Messina di Porto Empedocle, un nucleo di antica tradizione mafiosa: il padre Giuseppe venne ammazzato nel 1986 durante la guerra dimafia contro gli stiddari, lo zio Antonino fece la stessa fine e Gerlandino, assieme ai tre fratelli maschi, prese le redini della famiglia.

Dal 2003 il superlatitante sarebbe stato secondo soltanto a Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, capo incontrastato dell'intera provincia grazie al placet di Bernardo Provenzano in persona. Successivamente all'arresto di Falsone, gli sarebbe succeduto alla guida della famiglia agrigentina. Ha figurato a lungo nella lista dei latitanti più pericolosi d'Italia.

Il 23 ottobre 2010 è stato arrestato dai carabinieri del Reparto Operativo del Comando provinciale di Agrigento e del ROS di Palermo con un blitz condotto dai carabinieri del GIS in una palazzina nel comune di Favara in viale Stati Uniti.

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