CONTRADA CALANDRA

Rifugio per randagi a Canicattì, il Comune alza il tiro

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CANICATTÌ. Chiede la rimozione del responsabile del servizio veterinario del rifugio sanitario di contrada Calandra, Salvatore Cavaleri, l’amministrazione comunale che ha inviato nella giornata di ieri una dettagliata nota alla Direzione Generale dell’Asp di Agrigento nella quale vengono spiegati i motivi della dura presa di posizione.

All’origine della decisione dell’amministrazione di chiedere l’immediata sostituzione del veterinario vi sarebbero alcuni comportamenti poco professionali tenuti dallo stesso nella gestione della struttura che da anni svolge un prezioso ruolo nel difficile tentativo di ridurre l’incidenza negativa sul territorio del fenomeno del randagismo. Dal canto suo il medico, secondo quelle che sono le note di difesa riportate dall’amministrazione nella nota inviata all’Asp, contesterebbe invece ”la regolarità stessa dalla struttura, riservata alla custodia temporanea dei cani randagi in attesa della loro sterilizzazione o adozione, attribuendo le responsabilità della scarsa efficienza di alcuni servizi alla società che ha in appalto il servizio di accalappiamento”.

«Non siamo più disposti a tollerare questo atteggiamento – ha dichiarato Paolo Adamo, responsabile della seconda posizione organizzativa dell’ufficio Tecnico comunale -. L’amministrazione comunale sta facendo tutto il possibile per cercare di alleviare il problema del randagismo ma si scontra con una gestione non ottimale della struttura, dotata di tutti i pareri positivi ed autorizzazioni necessari. Abbiamo chiesto all’Asp di provvedere alla sostituzione del dottore Cavaleri». Le critiche dell’amministrazione farebbero riferimento alla scadente gestione degli interventi di sterilizzazione sui randagi, effettuati in maniera molto rallentata ed all’atteggiamento di ostilità avuto dal veterinario nei confronti della decisione del comune di sottoscrivere una convenzione con i comuni di Racalmuto e Campobello di Licata per il trasferimento dei randagi catturati nei due centri presso la struttura canicattinese.

«Inoltre ci è stato comunicato dai responsabili dell’associazione animalista che ha avviato una collaborazione con il comune per la gestione dell’emergenza randagi – ha concluso Adamo – che le cure somministrate agli animali spesso non sono adeguate ed arrecano ulteriori problemi ai cani. Ed anche su questo le responsabilità non possono essere attribuite se non a chi gestisce il servizio».

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