GUARDIA DI FINANZA

Truffa in agricoltura nel Leccese, usati anche terreni confiscati a Canicattì

I due arrestati ai domiciliari sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità materiale ed ideologica commessa sia da pubblico ufficiale che da privato

LECCE. Avevano creato un sistema di frode per percepire indebiti contributi all'agricoltura erogati dall'Agea. Per questo - secondo l'accusa - dichiaravano falsamente la disponibilità di terreni di proprietà di enti pubblici e privati che si trovano in Puglia, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, confiscati alla criminalità organizzata ed affidati per scopi di utilità sociale ad associazioni ed enti no profit. È quanto hanno scoperto i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce che oggi hanno arrestato due persone ritenute a capo di un gruppo criminale che avrebbe compiuto una truffa da 800mila euro ai danni dello Stato e della Ue. Gli arrestati (ai domiciliari) sono Vincenzo Cagnazzo, agronomo 57enne di Surbo (Lecce), responsabile del «Centro di Assistenza Agricola», e Giovanni Cagnazzo agronomo con studio professionale presso la stessa sede del C.A.A., che avrebbero agito insieme con altre quattro persone.

Tutti i componenti dell'organizzazione erano legati fra loro da vincoli di parentela e - secondo quanto accertato - avrebbero formato centinaia di atti falsi, per lo più autocertificazioni e contratti di comodato d'uso gratuito, attestanti la conduzione di terreni sia di enti pubblici, sia di soggetti privati. I due arrestati ai domiciliari sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità materiale ed ideologica commessa sia da pubblico ufficiale che da privato. Il provvedimento della magistratura ha anche portato al sequestro di tre unità immobiliari e tre terreni a Surbo, disponibilità finanziarie riconducibili agli associati per somma pari agli importi indebitamente percepiti. La presunta truffa, protrattasi per circa otto anni, ha permesso di intascare oltre 800 mila euro intercettati dai finanzieri sui conti correnti personali e aziendali degli arrestati. In un caso è emerso che l'associazione aveva richiesto contributi anche su terreni confiscati a noti esponenti della famiglia mafiosa Guarneri di Canicattì (Agrigento) e successivamente assegnati al Comune di Naro (Agrigento) per finalità sociali.

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